Anche i superbanchieri piangono: Goldman Sachs perde il 40% dei ricavi

Anche i superbanchieri piangono. La notizia è  di quelle che fanno riflettere.  Goldman Sachs chiude il primo trimestre con un utile netto in calo del 56% a 1,14 miliardi di dollari a fronte dei 2,84 miliardi di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso. I ricavi sono scesi del 40% a 6,34 miliardi di dollari dai 10,62 miliardi di dollari del 2015, sotto le attese degli analisti. ”Il contesto operativo nel primo trimestre ha presentato sfide, risultando in venti contrari su tutte le attivita”’ afferma l’amministratore delegato, Lloyd Blankfein.

Per Goldman Sachs – riporta l’agenzia Bloomberg – si tratta del primo trimestre peggiore dal 2004 in termini di ricavi. L’utile di 2,68 dollari per azione è  però  superiore alle attese degli analisti, che scommettevano su 2,45 dollari per azione. I ricavi da trading di Goldman Sachs sono scesi del 37% a 3,44 miliardi di dollari, in linea con i cali realizzati dalle altri grandi banche di Wall Street, dal -11% di JPMorgan al -34% Morgan Stanley. Le spese sono scese del 29% a 4,76 miliardi di dollari, grazie in parte alla riduzione dei compensi e dei costi per i benefit. I ricavi dell’investment banking sono scesi del 23% a 1,46 miliardi di dollari. Vale la pena ricordare che Goldman Sachs è indicata dall’opinione pubblica come una  delle  superbanche magiormente responsabili del dissesto finanziario  mondiale degli ultimi anni e delle crescenti diffficoltà di bilancio degli Stati, specialmente di quelli europei.

Non è però da credere che la momentanea difficoltà dei grandi gruppi finanziari comporti una loro riduzione di potere. Il condizionamento delle scelte dei governi e dei Parlamenti di questi autentici “padroni” del mondo rimarrà forte. Solo un recupero di sovranità dei popoli e delle domocrazie potrebbe ridurre questo potere. Ma questo è il grande tema (irrisolto) della stagione storica che stiamo vivendo.