Vendola senza vergogna: “L’utero in affitto è un atto d’amore”

Ne aveva parlato un mese fa in un’intervista per la tv, a Matrix, che però è andata in onda solo ieri sera. Il piccolo Tobia Antonio non era ancora nato, ma Nichi Vendola affrontava la questione dell’utero in affitto, senza alcun riferimento alle scelte sue e del compagno Ed. «Sulla stepchild adoption c’è un dibattito isterico…», aveva detto, ammettendo il rischio di sfruttamento del corpo della donna con l’utero in affitto, si legge su “la Repubblica”.

Vendola: «Sulla stepchild adoption c’è un dibattito isterico…»

Però anche sottolineando: «C’è un altro modo, di donne che non sono in condizioni disagiate e che scelgono come gesto d’amore la gestazione per altri». E invitando a formulare «con molta delicatezza» i giudizi sulla vita degli altri. Il “caso Vendola” pesa anche nelle scelte del Pd, che ieri sera in un’assemblea dei deputati a Montecitorio ha discusso della riforma delle adozioni. Ettore Rosato, il capogruppo, annuncia che sarà presentata una legge a doppia firma, sua e del presidente dei senatori. Luigi Zanda. «Mi auguro una discussione serena per un testo che sia condiviso… ci sono temi che interessano i giornali, la stepchild adoption o le adozioni per i single, ma il tema delle adozioni è molto più ampio, la materia è delicata». Rassicurazioni non sufficienti per i laici e la sinistra dem il cui timore è che si voglia insabbiare la stepchild adoption – l’adozione del figlio del partner per le coppie gay, tolta dalla legge sulle unioni civili e trasferita sul binario della riforma più generale.

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A rallentare il Pd c’è l’alleato Ncd. È la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, alfaniana, a tornare sull’«abominio dell’utero in affitto» e a chiedere di andare avanti sulle adozioni con i piedi di piombo: «Pensiamo ai bimbi in stato di abbandono e non ai diritti degli adulti». Sulle unioni civili annuncia la fiducia quasi certa anche alla Camera per blindare il testo. Invece chiede di aprire alle adozioni per single e coppie gay, la dem Fabrizia Giuliani. La sinistra dem non crede a tempi rapidi. «Se si aveva fretta sulla stepchild, si poteva approvare nelle unioni civili», ragiona Roberto Speranza. Massimo D’Alema è convinto che Renzi «volesse sin dall’inizio lo stralcio».