Sull’utero in affitto l’Europa deve scegliere: è tratta di bambini

Equiparare l’utero in affitto alla tratta di essere umani e di organi. È una proposta di risoluzione depositata al Parlamento europeo, nella quale si parla della maternità surrogata come di una «compravendita di bambini».

L’utero in affitto al voto in Consiglio d’Europa

La proposta è stata avanzata dai leghisti Matteo Salvini e Lorenzo Fontana, che hanno anche chiesto che Commissione e Consiglio avviino il processo di equiparazione «tempestivamente». Inoltre, i due esponenti del Carroccio hanno anticipato anche la volontà di «presentare una petizione popolare al Parlamento europeo a supporto della richiesta di equiparazione». L’iniziativa arriva alla vigilia del voto della Commissione affari sociali del Consiglio d’Europa su un rapporto sulla surrogacy, letta dal punto di vista dei rapporti umani e dei problemi etici. Un voto molto controverso per due motivi: avverrà a porte chiuse e la relazione è affidata alla senatrice belga dei Verdi Petra De Sutter, una ginecologa che in patria e in India collabora con cliniche che praticano la maternità surrogata. La discussione rischia (ma forse sarebbe meglio dire promette), dunque, di essere fortemente sbilanciata a favore dell’utero in affitto.

Ma la Costituzione dell’Ue già dice che non si può

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, però, nel capitolo “Diritto all’integrità della persona”, riferisce  esplicitamente «il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro» e il divieto alle «pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle persone». Due circostanze che, di fatto, vanno di pari passo con la maternità surrogata.  Ma più che fare affidamento ai paletti imposti dalla “Costituzione” dell’Ue, è alla politica che bisogna chiedere conto. La laicissima Francia ha già pubblicato la “Carta per l’abolizione universale della maternità surrogata”, dando vita a un dibattito parlamentare promosso da collettivi, femministe e perfino realtà associative lesbiche. Dunque, ha sviluppato un confronto sulla dignità della donna e della vita, tenuto a debita distanza tanto da tentazioni confessionali quanto da arroccamenti a difesa di posizione di una minoranza di una minoranza. Esattamente l’opposto di quanto avvenuto finora in Italia.

L’Italia può incidere nel dibattito. Ma deve volerlo

Ora, alla vigilia della relazione della De Sutter, l’Europa ha ancora la sua chance per non tradire se stessa. E l’Italia, anche grazie a una provocazione come quella che equipara la maternità surrogata alla tratta di essere umani, può fare la sua parte. A patto che, almeno a Bruxelles, si sappia andare oltre le convenienze di parte e, ancora di più, la sudditanza alla dittatura del pensiero unico in cui ogni desiderio diventa diritto.