Marco Prato per ora non parla, lo farà solo se cade la premeditazione

Marco Prato, uno dei killer spietati di Luca Varani,  per la seconda volta non parla davanti al magistrato. Ancora una volta il pr gay accusato dell’omicidio di Luca assieme all’amico Manuel Foffo si è sottratto alle domande del pm Francesco Scavo. Qualche giorno fa perché colto da un malore, ora perché ha stabilito di non voler parlare. Resta al momento valida, dunque, la prima versione del suo interrogatorio, in cui scaricava ogni responsabilità  su Foffo, di cui Prato era invaghito e con il quale ha dormito abbracciato dopo il delitto. «Manuel mi ha spinto a strangolarlo, ma io non ce l’ho fatta. I colpi di coltello e di martello li ha sferrati lui». Il difensore di Prato, l’avvocato Pasquale Bartolo, ha detto ai cronisti che Marco Prato non risponde perché il pm continua a contestargli l’aggravante della premeditazione, nonostante il gip l’avesse fatta cadere. «Prato risponderà al pm», è stata la conclusione, «non appena gli verrà contestata l’imputazione così come è stata indicata dal gip nell’ordinanza cautelare». Di tutt’altro avviso la procura, convinta che quella del silenzio sia una strategia difensiva. Prato dovrà anche comparire davanti ai giudici del Riesame che dovranno stabilire se revocare o meno la misura cautelare in carcere, come chiesto dall’indagato.