La conferma dagli Usa: l’Isis colpevole di genocidio di cristiani, yazidi e sciiti

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E dagli Usa arriva l’ufficializzazione finale: gli Stati Uniti ritengono che l‘Isis stia compiendo un genocidio contro i cristiani, gli yazidi e gli sciiti. A riferire la notizia – che ai più apparirà quanto meno una pleonastica e ovvia conferma – fonti all’Ap che citano una decisione in tal senso del Segretario di Stato, John Kerry. Scadeva infatti in queste ore la data utile per l’amministrazione Obama per definire «genocidio» i crimini commessi dai jihadisti dello Stato islamico. Tale definizione potrebbe implicare, secondo gli analisti, un maggiore coinvolgimento degli Usa nella lotta all’Isis.

L’Isis colpevole di genocidio

Un nemico dai mille volti che agisce nell’ombra e facendo leva sul terrore, ricorrendo a qualunque forma di sopraffazione violenta, letale. E allora, in questi anni di guerra hanno agito su tutti i fronti dell’orrore: catechizzando allo sterminio, terrorizzando con attentati e pubbliche esecuzioni, rapendo, ghigliottinando, stuprando, schiavizzando, uomini, donne e bambini, indifferentemente. L’Isis – ha affermato allora il segretario di Stato americano, John Kerry – persegue la sua perversa ideologia anche attraverso il genocidio, crimini contro l’umanità e pulizia etnica». Una ferocia ammantata di demagogia propagandistica e impreziosita di strategici rimandi al credo islamista che ha fomentato l’odio e seminato morte.

Strappare la roccaforte di Mosul all’Isis

E in questo contesto Mosul, divenuta roccaforte dell’Isis, è un emblematico esempio di come i miliziani dell’Isis agiscano sul campo. La città è ormai da tempo al centro di una serie di scontri mirati a strappare il controllo della città ai tagliagola al servizio del Califfo al Baghdadi. E allora, è notizia di queste ore che anche le milizie sciite, alcune alleate dell’Iran, parteciperanno con l’esercito iracheno e con i Peshmerga curdi all’offensiva programmata da Baghdad per strappare Mosul all’Isis. Ma a loro non sarà consentito di entrare nella città, per prevenire rappresaglie contro la popolazione sunnita. A dichiararlo, il presidente iracheno, Fuad Massum. «I Peshmerga e gli Hashid Shaaby (“milizie della mobilitazione popolare”, in gran parte sciite) prenderanno parte ai combattimenti per liberare Mosul, ma non entreranno in città a causa di certe questioni delicate e alle preoccupazioni che alcuni di loro possano compiere degli errori: il che è molto probabile in questa situazione», ha affermato Massum in un’intervista all’agenzia iraniana Irna.