Il declino di Roma e Napoli, due città-simbolo della crisi dei partiti

“Grandi e magnifiche, ma depresse e sconfitte. Roma e Napoli votano domenica nelle primarie del Pd, il primo dei tre turni elettorali che le porteranno a scegliersi un sindaco. La confusione regna sovrana a destra e a sinistra, uscite entrambe a pezzi dalle esperienze amministrative precedenti. La destra è in tre pezzi a Roma, per la precisione: quello che ha candidato Bertolaso, quello che gli si ribella con Storace, e quello che tifa Marchini (non è escluso neanche un quarto brandello, con il ritorno in campo di Giorgia Meloni). La sinistra, che pure il governo di Roma l’ha perso sul campo con la pochade di Ignazio Marino, sta in realtà peggio a Napoli, dove dopo cinque anni di opposizione la novità delle primarie è l’eterno ritorno dell’uguale: Antonio Bassolino. Non è del resto un caso se i partiti tradizionali, quelli che governano da decenni l’Italia e le grandi città, rischiano di dover cedere il passo proprio a Roma e Napoli ai campioni dell’anti politica, già sperimentati come l’arancione de Magistris o all’esordio come la cinquestelle Raggi”, scrive Antonio Polito su “Il Corriere della Sera”.

Destra divisa e sinistra imbarazzata: Roma e Napoli in declino

Queste due grandi aree metropolitane sono infatti forse il punto più dolente e marcito della crisi italiana, e in questi anni sono scivolate sempre più lontano dall’Europa, sempre più risucchiate verso il Sud del mondo. La Capitale non è solo «infetta», come nel titolo del libro del magistrato Alfonso Sabella, che qualcosa ne sa visto che è stato l’ultimo assessore alla legalità, nel pieno dell’inchiesta sulla mafia capitolina. Oggi Roma è anche un sistema urbano fallito per assenza di manutenzione, una città in cui un evento banale come la cacca degli uccelli può provocare una crisi del traffico, o l’autocombustione estiva di rifiuti non rimossi in una pineta può far chiudere l’aeroporto intemazionale di Fiumicino.

Roma e Napoli sono scivolate sempre più lontano dall’Europa

La crisi dell’ordinario è anche più straordinaria a Napoli, perché si combina con l’esplosione di violenza e di sopraffazione che una lunghissima depressione sociale ha generato sotto forma di camorra diffusa, dando vita a un’organizzazione comunitaria parallela e alternativa allo stato di diritto, la quale insegna ai giovani di quelle terre che il diritto è la forza e il debole è destinato a soccombere. Così la parte sana di queste due metropoli sembra piegata sotto il peso di un tale disastro civile. Lo spirito pubblico è in preda alla rassegnazione, che si manifesta sotto forma di cinismo, indifferenza e individualismo esasperato a Roma, e sotto forma di ribellismo e plebeismo identitario a Napoli.