Perfino Pannella (paladino dei diritti civili e bisex) è contrario alle nozze gay

La notizia è passata un po’ inosservata, soffocata dalla demagogia buonista del popolo dei nastrini arcobaleno che sfilava sul palco di Sanremo. Ma forse il fatto che il paladino dei diritti civili in Italia, Marco Pannella – bisex dichiarato e da sempre impegnato nella difesa degli omosessuali – abbia espresso forte perplessità sul ddl Cirinnà, avrebbe sicuramente meritato qualche titolo in più sui giornali. E magari un nastrino arcobaleno in meno a Sanremo.

Marco Pannella, ospite nel programma TV di La7 “Fuori Onda”, qualche giorno fa ha stupito i suoi interlocutori sostenendo che la legge Cirinnà, “prima di essere votata, andrebbe sottoposta a studio, bisognerebbe studiare le razioni scientifiche farsi un’opinione e solo dopo votarla”. Alla domanda, ma lei la voterebbe?, lui non ha risposto, ma ha fatto capire…

Del resto, c’era poco da meravigliarsi, visto che da anni Pannella, e non solo lui, tra i radicali, si era espresso contro il varo di una normativa ad hoc per le coppie gay e sulle adozioni. In un intervento su Radio Radicale Pannella nel 2007 attaccava esplicitamente il matrimonio gay, affermando: «Mi sta a cuore un connotato che noi radicali abbiamo sempre dato alla battaglia per i diritti civili degli omosessuali e di tutti. Abbiamo sempre tenuto presente l’aspirazione ad una sessualità diversa, non ad una sessualità migliore di quella eterosessuale o di quella omosessuale maschile, o meglio di quella femminile. Purtroppo oggi abbiamo tutto un militantismo organizzato che vuole il matrimonio, poi i figli… Tutte cose che comprendo, ma sicuramente non condivido».

Nel 2012, il bis, con un ragionamento sull’assurdità di equiparare il matrimonio alle unioni civili: «Il problema non è vincere contro Giovanardi o battere gli anti-froci: è l’amore che deve avere il diritto di essere riconosciuto e non accettare discriminazioni. Giusto che la legge tuteli questo amore ma dobbiamo essere più ambiziosi: immaginare cioè una forma di unione che venga dopo i millenni del matrimonio, che duri di più e e meglio di come succede oggi alla famiglia classicamente vissuta. Riconoscere la famiglia di fatto, senza alcun tipo di discriminazione, è perciò quello a cui bisognerebbe mirare, senza farsi troppo distrarre dal suono ipnotizzante di una marcia nuziale o da quello di una semplice parola la cui eco è sempre più debole e smarrita». E pensare che perfino Emma Bonino, nello stesso anno, aveva detto no alle nozze gay. Salvo poi cambiare idea, pare, dopo una sentenza della Corte Costituzionale che negava l’esistenza di ostacoli normativi di primo grado a una legislazione sulle unioni civili. Ma sarà ancora così?

 L’intervista a Marco Pannella in onda su La Sette