La Rai deve “solo” santificare Renzi: il Pd vuol far rotolare pure le teste al Tg3

Chi non si inginocchia ai piedi di Renzi non è degno di lavorare in Rai. Ovunque. Nei talk show, al Tg1, al Tg2 o al Tg3 si deve solo beatificare il premier. Perché Renzi è un santo, merita di essere “adorato” e quindi è assurdo dar voce a chi lo critica. Chissenefrega delle polemiche e di quel che pensano le opposizioni, il bavaglio è giusto. Così ha deciso il Pd. «Il direttore editoriale Rai Carlo Verdelli ha visto com’è stato trattato il passaggio storico dell’approvazione della legge sulle unioni civili al Tg3?», è insorto Michele Anzaldi, il “democratico” che più “democratico” non si può.. L’esponente del Pd non ha gradito i servizi del telegiornale perché troppo tempo (secondo lui) è stato dato alle polemiche politiche invece di dire che la legge Cirinnà è bella, buona, storica, meravigliosa e che Renzi è un mago, un genio, il miglior “figlio” del nostro Paese, più coraggioso di Giulio Cesare, più “maestro” di Leonardo da Vinci, più preparato di Dante Alighieri.

Al Tg3 non si sono inginocchiati? Siano puniti anche loro…

Da bocciare, quindi, i giornalisti del Tg3. «Verdelli in commissione – ha spiegato Anzaldi – ci ha detto di ritenere imprescindibile per il rinnovamento dell’informazione Rai il rispetto di tre diritti fondamentali del telespettatore: il diritto di non sapere, il diritto di non capire, il diritto di non ricordare. L’informazione Rai, secondo Verdelli, dà per scontate troppe cose, mentre dovrebbe partire dal presupposto che la gente sa molto di meno di quello che chi fa informazione presume debba sapere. Gli italiani, ha detto Verdelli, ‘hanno il diritto di non sapere chi è Umberto Eco e io ho il dovere di spiegargli chi sia e perché tanta gente in Italia si senta colpita dalla sua morte». E allora? Nell’edizione del Tg3 ha seguìto la «storica approvazione della legge sulle unioni civili, attesa da anni», ha detto l’esponente del Pd, ma il notiziario ha dedicato troppi minuti alle scintille scoppiate sulle frasi di Alfano, ai verdiniani, agli attacchi dei cinquestelle, alle polemiche del centrodestra».  Anzaldi, tanto “democratico” da volere il bavaglio, non dice però che quelle scintille, quelle polemiche e quelle reazioni ci sono state tutte e che i telespettatori hanno il diritto – visto che pagano il canone – di conoscere cos’è accaduto senza invece assistere al “quant’è bravo Renzi”. Ma il Pd vuole un’informazione asservita: «Secondo Verdelli – ha domandato polemicamente Anzaldi – è più rilevante informare gli italiani sui diritti introdotti dalla nuova legge o sulle scontate polemiche dell’opposizione in aula?».