“In Italia troppa corruzione”: Corte dei Conti e Cantone svegliano Renzi

Un’alleanza tra la Corte dei Conti e l’Anac di Raffaele Cantone per combattere la corruzione, un tavolo congiunto che operi “a vasto raggio” anche con l’obiettivo di monitorare e misurare il fenomeno. Alla vigilia dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, mentre la sanità in Lombardia è di nuovo sotto inchiesta, il presidente della alta magistratura contabile Raffaele Squitieri sta tirando le somme del suo mandato e rileggendo le bozze della relazione, si legge su “la Repubblica”.

Corte dei Conti: «L’Italia presenta un grado elevato di malamministrazione e di corruzione».

E anche l ‘ elenco dei disastrosi effetti sull’economia viene messo in evidenza: «La corruzione riduce la qualità dei servizi, incide sulle entrate fiscali, scoraggia gli investimenti, aumenta l’ingiustizia sociale e la povertà e, infine, mina la credibilità del paese anche in ambito internazionale». Nell’Aula delle sezioni riunite, di fronte al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e alle più alte cariche dello Stato, saranno di questo tenore le parole di denuncia del fenomeno corruttivo nel nostro paese. Le cifre possono dare solo una dimensione approssimativa del sistema che affligge l’Italia dai tempi di Tangentopoli, all’inizio degli anni ’90, e che non è stato mai definitivamente debellato.

Corruzione: fino ad oggi si è parlato di un costo aggiuntivo di 60 miliardi all’anno sull’economia

Un dato sul quale la Corte dei conti è cauta: «La corruzione è un fenomeno la cui quantificazione è estremamente ardua», ha spiegato Squitieri in questi giorni. «Gli atti e i procedimenti corruttivi sono cosi diversificati che non pare praticabile una ricognizione generale e puntuale degli effetti attesi e di quelli effettivamente prodotti». Ma di là dei numeri resta il fatto che «taluni indicatori indiretti collimano nel segnalare come, nel confronto intemazionale, l’Italia presenti un grado elevato di corruzione». Se si guarda solo al sistema dei mega lavori pubblici la Corte conferma la stima avanzata nel giugno del 2012 dal procuratore generale Salvatore Nottola: c’è un 40 per cento di costi aggiuntivi «dovuti a fenomeni di inefficienze, oltre che di malagestione relativi a grandi opere», e tutto ciò rappresenta uno specifico aggregato all’interno degli investimenti pubblici e in particolare delle infrastrutture.