La birra Peroni andrà ai giapponesi? C’è un’offerta da tre miliardi (VIDEO)

Il produttore giapponese di birra Asahi ha offerto 400 miliardi di yen (poco più di 3 miliardi di euro) per rilevare il marchio italiano Peroni dal gruppo SABMiller. Se l’operazione andasse in porto si tratterebbe dalla maggiore acquisizione da parte di un’azienda giapponese nel comparto della birra. L’esito della trattativa, secondo il giornale Nikkei, potrebbe giungere nel corso dei prossimi giorni, e fa parte del processo di consolidamento del settore delle bevande in atto negli ultimi anni. La SABMiller, recentemente acquistata dal conglomerato Anheuser-Busch InBev, ha necessità di cedere il marchio italiano Peroni che controlla dal 2003 e l’olandese Grolsch come parte della trattativa. Asahi, la cui strategia di mercato si concentra sull’Asia e l’Oceania, intende espandersi su mercati dalla lunga tradizione che le consentirebbero anche una maggiore penetrazione della sua etichetta Super Dry.

Birra Peroni, la “bionda” simbolo degli italiani

La birra Peroni nasce a Vigevano nel 1846, per mano di Francesco Peroni capostipite di cinque generazioni che ha continuato a gestire il marchio fino al 2003 e continua ad accompagnare la storia degli italiani a cavallo di due secoli: negli anni ’60 in pieno boom economico il marchio Peroni entra nell’immaginario collettivo con la storica pubblicità in tv con la tedesca Solvi Stubing, che con la sua bellezza nordica e prorompente si trasforma immediatamente in un fenomeno di costume, ancora indimenticabile nel vestito da marinaio: “Chiamami Peroni, sarò la tua birra” è lo slogan che sarà ripetuto da numerose biondissime protagoniste (alla Stubing seguiranno Philippa Lagerbach, Adriana Sklenarikova, Jennifer Driver e Camilla Vest). La birra Peroni che in Italia ha stabilimenti a Bari, Roma e Padova ha prodotto nel 2014 4,9 milioni di ettolitri di cui quasi 1,4 destinati all’export. Secondo i dati del suo bilancio di sostenibilità gli occupati tra diretti e indotto in Italia sono 19 mila. Nel 2003 l’acquisizione del 60% del marchio era costata a Sab Miller 246 milioni di euro.