Vietare il film sui terroristi? La Francia litiga sul documentario “Salafistes”

Il ministro francese della Cultura, Fleur Pellerin, intervistata dal quotidiano Le Monde, ha annunciato il divieto ai minori di 18 anni di Salafistes, il controverso documentario sull’Islam radicale che mette in scena immagini della propaganda jihadista senza commenti critici. Firmato da François Margolin e Lemine Ould Salem, il documentario è coprodotto da France 3, una delle reti di France Télévisions, la tv di Stato. I due autori hanno raccolto interviste e materiali sull’ideologia e la pratica jihadista in Mali, Mauritania e Tunisia fra il 2012 e il 2015. “Violento e ambiguo, flirta con l’apologia del terrorismo”, scrive in prima pagina Le Figaro. All’accusa si ribellano i giornalisti che l’hanno realizzato, specificando che il loro scopo è solo quello di mostrare che il salafismo è una vera e propria ideologia. Il vivace dibattito sulla censura ha indotto diverse sale cinematografiche a rifiutare la proiezione del film-documentario.

Il caso si inserisce in Francia in una più profonda polemica innescata dagli attacchi terroristici del 13 novembre a Parigi. Come difendersi, anche culturalmente, dall’aggressività dei terroristi? La censura può essere la strada giusta nel paese che è stata la culla dell’illuminismo? Il consiglio di Stato francese proprio oggi ha respinto la richiesta della Ligue des droits de l’Homme di revocare lo stato d’emergenza decretato in Francia dopo gli attentati. Lo stato d’emergenza può dunque essere mantenuto. Allo stato attuale le leggi speciali per garantire la sicurezza dei francesi non sono ritenute contrarie alla legge. Un altro elemento che fa discutere i francesi, divisi tra l’amore per la libertà e la necessità stringente di proteggere il paese dal fanatismo jihadista.