Adozioni gay, la libertà di voto? Una sceneggiata di Renzi: il Pd è allineato

Chiacchiere. La verità sulle Unioni civili, la legge Cirinnà che prelude all’adozione per le coppie gay, è che, tra stop and go, il provvedimento passerà. L’annuncio della libertà di coscienza di Renzi è una pantomima per non scontentare i centristi (e i 22 senatori dem di area cattolica) visto che sa bene che alla fine i “suoi” sono tutti inquadrati e non si ribelleranno.

La sceneggiata di Renzi

Giorgia Meloni parla di tipica ipocrisia «dei vigliacchi che non hanno il coraggio delle proprie idee, Renzi evita di metterci la faccia e preferisce scaricare la responsabilità su qualcun altro. Patetico». La strada per arrivare al Senato con un Pd il più possibile compatto e con gli alfaniani recuperati è stretta: così Renzi nel vertice di venerdì a Palazzo Chigi, pur confermando il proprio sì alla cosiddetta “stepchild adoption”, ha tirato fuori dal cilindro il passe-partout della libertà di voto.

Spunta la stepchild ristretta

L’ultimo tentativo di mediazione è la proposta di stepchild ristretta. Al limite della costituzionalità Renzi dà ordini di lavorate alla “terza via” con la supervisione della fedelissima Maria Elena Boschi. Un pasticciaccio. Le ipotesi sul campo son le più fantasiose e, come sempre in caso di leggi controverse, le più complicate: da una parte il richiamo alla legge 40 per limitare l stepchild adoption ai figli già nati, dall’altra limare, anche a parole, i punti delicati, togliendo per esempio la parola adoption  dal ddl e partendo comunque dal no assoluto all’utero in affitto, come spiega Francesco Russo, tra i pontieri Pd al Senato.

La “bicameralina” del Pd

Martedì o mercoledì la bicamerali del Pd farà un’ultima riunione poi, in un’assemblea dei senatori da tenersi prima del 22 (termine per la presentazione degli emendamenti) si tireranno le somme. Ma non ci sarà alcuna Direzione sull’argomento. Sarà l’Aula, insiste Renzi con lo scaricabarile, a decidere con il Pd che, per ora, mantiene aperte le due strade (la mediazione con i centristi o il via libera alla sponda opposta guidata dai grillini). Fuori dal Parlamento, però, si scaldano le piazze: al Family Day annunciato per la fine del mese per dire no alla legge Cirinnà parteciperanno decine di associazioni da tutta Italia.