Lega a congresso: Salvini è in difficoltà sull’addio alla Padania

Niente da fare: il Carroccio continuerà ad essere il partito del Nord e il sogno di Salvini di trasformarlo in una «Lega nazionale», o meglio di una «Lega delle nazioni», è destinato a naufragare. Troppe resistenze interne, un risveglio secessionista che cozza con il progetto salviniano di un partito lepenista da Trento a Palermo. E il congresso previsto per febbraio-marzo rischia di slittare in autunno.

Il braccio di ferro nella Lega tra vecchia e nuova guardia

Eppure era stato lo stesso segretario ad annunciarne la data, aprendo addirittura alla possibilità di cambiare lo statuto. Ma è qui che arrivano i guai. Tutto ruota attorno all’artìcolo 1, nel punto in cui si dice che la Lega «ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania». Levata di scudi crociati, da Maroni in giù: «Dubito che si possa cancellare quell’articolo, perché è l’aspirazione di tutti i leghisti», aveva detto il governatore lombardo. E così è partito il tavolo delle trattative, con proposte di mediazione per allargare i confini tradizio nali della Lega senza però tradire le origini.

Le tesi di Miglio potrebbero essere la sintesi che Salvini potrebbe offrire a tutta la Lega

L’offerta dell’ala salviniana è di infilare nello statuto alcuni punti del Decalogo di Assago stilato da Gianfranco Miglio nel 1993. Lo schema prevede l’Italia divisa in otto zone: la Repubblica Federale del Nord, la Repubblica Federale dell’Etruria e la Repubblica Federale del Sud, a cui si aggiungono le Regioni autonome di Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto-Adige e Valle d’Aosta. Ma sull’altro fronte resta il veto. «Fanno ridere tutti quelli che oggi si scoprono indipendentisti e magari stanno a Roma da anni: forse temono di perdere la poltrona?» dice un dirigente vicinissimo a Salvini chiedendo l’anonimato «perché le diverse posizioni sul tema stanno iniziando a creare un po’ troppi problemi nella Lega». Con queste premesse, il clima non è certo l’ideale per andare a congresso. «Ora dobbiamo concentrarci sulle elezioni – conferma Gian Marco Centinaio, capogruppo in Senato – e credo proprio che il congresso verrà rinviato dopo il voto, presumibilmente in autunno». Ma Roberto Calderoli, l’uomo dei regolamenti e della macchina organizzativa, si attiene alla forma: «A oggi non ci sono indicazioni diverse: il congresso, come previsto, si terrà in primavera al termine dei congressi nazionali (regionali, ndr)», si legge su “La Stampa”.