Bruxelles, Renzi gioca la carta di un politico. Calenda superambasciatore

La nomina del viceministro Carlo Calenda come nuovo Rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles si presta, come è naturale, a varie interpretazioni. E’ la prima volta che un posto di rilievo, normalmente attribuito a personaggi provenienti dal mondo diplomatico, viene affidato ad un politico. Non sfugge peraltro, il fatto che  tale scelta avvenga in una fase delicata, densa di tensioni tra Bruxelles e palazzo Chigi. Una decisione quindi , quella del premier Renzi, che assume il senso di una risposta indiretta a Juncker  ed ai vertici della Commissione europea dopo le sfuriate polemiche dei giorni scorsi. Non solo. C’è chi vi intravede anche un segnale rivolto , sempre da Palazzo Chigi, ai diplomatici e ambasciatori italiani sparsi per il mondo. Non è certo nuova la critica spesso rivolta nei confronti degli ambasciatori di carriera, considerati fin troppo inclini a cercare accomodamenti e compromessi secondo un antico costume della diplomazia, evitando di puntare i piedi e alzare il livello del conflitto quando , invece, è necessario. Proprio nel caso di Bruxelles questi elementi erano venuti in evidenza nel corso dell’ultimo Consiglio europeo. Alla vigilia della riunione era stato fatto trapelare su un giornale l’imminente defenestrazione dell’ambasciatore uscente, Stefano Sannino. Un annuncio che, nella circostanza, non era stato smentito. Insomma, sulla nomina di Calenda il capo del governo si gioca una doppia partita: verso la Ue e verso il corpo diplomatico. E’ vero, peraltro, che il viceministro allo Sviluppo non è nuovo alla trattazione di dossier delicati a livello internazionale. All’epoca del governo Letta si è occupato del trattato di libero scambio tra Ue e Stati Uniti (Ttip). Prima di entrare in politica, ai tempi della Confindustria guidata da Luca Cordero di Montezemolo, si occupava di internazionalizzazione delle imprese. Mentre, ora, da sottosegretario, segue importanti negoziati commerciali, compreso quello delicatissimo con la Cina, in materia di superamento di alcune importanti barriere alle importazioni. Tutto bene dunque? E’ presto per dirlo. Resta la sensazione di una mossa difensiva. Le polemiche piovute da Bruxelles sulla “assenza di interlocutori” brucia maledettamente e rischia di isolare Matteo Renzi. Risalire la china non è facile. La scelta di un uomo che ha la fama di duro nei negoziati può forse giovare a Renzi in popolarità all’interno, ma risultare deleteria all’esterno. Lì dove spesso le partite più complesse e delicate si giocano (e si vincono) con determinazione ma anche con grande senso di equilibrio.