Ruini contro il politicamente corretto: «Ci porta all’autodistruzione»

Non l’esposizione dei simboli cristiani, che al più possono disturbare gli estremisti, ma «quei comportamenti che danno l’idea che noi cristiani occidentali non crediamo più in niente». Questo, secondo il cardinale Camillo Ruini, è ciò che «sconcerta e scandalizza i musulmani», i quali invece non provano alcun disagio verso l’essere e comportarsi da cristiani. Quindi, ha sottolineato l’ex presidente della Cei, «ritengo che le nostre celebrazioni non siano una discriminazione, ma un’offerta rivolta alla libertà di ciascuno e non vi sia quindi motivo per ometterle».

Ruini contro il «politicamente corretto»

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Ruini ha spiegato che «affidarsi alla preghiera e alla misericordia di Dio è particolarmente necessario quando la fede e la vita cristiana sembrano indebolirsi», fino ad arrivare a una forma di auto-annichilimento, che per Ruini può essere dovuta alla «paura», ma anche al «cosiddetto politicamente corretto, l’idea cioè che i gesti, i simboli, i contenuti religiosi non abbiano diritto di cittadinanza sulla scena pubblica». «È giusto chiamare le cose per nome, senza ipocrisie. Bisogna però essere precisi e non contraddirci: chiediamo insistentemente ai musulmani di condannare la violenza, faremmo una vera autorete se dicessimo che il terrorismo è il frutto dell’islam, ossia che i veri islamici sono i terroristi», ha proseguito Ruini.

L’Ue e la necessità di ridare centralità agli Stati

Per il cardinale, poi, l’Unione europea, che dovrebbe «oggi riconoscere le proprie radici giudaico-cristiane come qualcosa di vivo, sta attraversando la prova forse più impegnativa da quando, negli anni Cinquanta, ha cominciato a esistere». «Sembrano prevalere sempre più gli interessi immediati dei singoli Stati». «Vorrei sperare che per superare i fondamentalismi non sia necessario un intero secolo. È vero però che l’Occidente è stanco. La prova più evidente è la sua crisi demografica: specialmente in Italia facciamo troppo poco per contrastarla», ha concluso Ruini, auspicando che «gli Stati Uniti ritornino a essere un solido punto di riferimento».