Vatileaks, si spacca il fronte degli imputati: Chaouqui contro Balda

Accuse e controaccuse feroci al processo Vatileaks. Minacce più o meno velate. Palate di fango scambiate vicendevolmente e, molto teatralmente, sotto i riflettori delle televisioni in una specie di guerra dei Roses in salsa vaticana. Pezzi di memoriali dati in pasto dagli avvocati degli imputati all’opinione pubblica attraverso i media utilizzati come veicolo per alimentare chiacchiere, sospetti, illazioni, scenari. E, sullo sfondo, i soliti Servizi segreti evocati a più riprese, incastonati in una trama che vede cardinali e politici, faccendieri e donne più o meno disponibili darsi da fare per tessere relazioni e intrighi. Alla seconda udienza per il processo Vatileaks la vicenda prende una piega amara e pasticciona, dove sembra vero tutto e il contrario di tutto. Dove inizia a sfibrarsi la compatezza della truppa di imputati trascinati davanti ai giudici della Santa Sede in una guerra di tutti contro tutti.
Repubblica giura di avere fra le mani il memoriale sulla vicenda Vatileaks che monsignor Lucio Angel Vallejo Balda avrebbe mandato al suo primo legale ora sostituito ma, comunque, tenuto al segreto professionale. E c’è da chiedersi per prima cosa perché questi pezzi di memoriale siano stati diffusi non già da Repubblica – che si è volentieri prestata al gioco in nome e per conto della libertà di stampa e anche, ovviamente, per affermarsi nella battaglia della guerra quotidiana di scoop – ma da chi aveva interesse alla sua diffusione nella maniera più esplosiva possibile. Il documento – ammesso che esista davvero e che contenga esattamente quanto viene raccontato – raramente fra virgolettato – ha scatenato un putiferio e, ovviamente ha avuto un effetto dirompente sui rapporti fra gli imputati nel processo Vatileaks. Secondo Repubblica, il monsignore accuserebbe, nel suo memoriale Francesca Chaouqui di essere una specie di truffatrice seriale con una inguaribile propensione a raccontare bufale più o meno complesse, più o meno spettacolari. Una persona che lo aveva irretito emotivamente, sentimentalmente e – lascia capire Repubblica dando ampio spazio al voyeurismo – anche sessualmente. Giurano i giornalisti di Repubblica che in quel memoriale sulla vicenda Vatileakmonsignor Balda faccia la figura del minchione costretto a soddisfare le continue, pressanti e inarrestabili richieste dell’ex-rampante pierre calabrese impegnata in una sorta di scalata sociale fra matrimoni di copertura, pezzi di nobiltà nera romana più o meno decaduta, pettegolezzi diffusi ad arte, dossier e pruriginose vicende di letto.
L’idea che viene fuori è che la banda di pasticcioni alla sbarra assieme ai due giornalisti sia rimasta incastrata in un gioco più grande, in una trappola tutto sommato semplice da realizzare da qualcuno restato nell’ombra nei confronti di chi si muoveva con tanta, troppa disinvoltura pensando di riuscire a fare la scarpe a qualche cardinale.
Dice la Chaouqui fresca di parrucchiere a margine della seconda udienza-lampo del processo Vatileaks dove si decide il rinvio di una settimana per concedere i termini a difesa al nuovo legale di Francesca Chaouqui, Laura Sgrò, in sostituzione del precedente avvocato Agnese Camilli: «Non capisco niente. Non c’è una prova contro di me. Dobbiamo scoprire in questi cinque giorni perché sono qua».
Frastornata dalla vicenda e, soprattutto, dagli ultimi spifferi che arriverebbero dal memoriale del suo coimputato monsignore distilla tutta la sua rabbia: «Oggi vedere Balda sorridere e non vergognarsi di quelle bugie che ha scritto mi ha disgustato più delle bugie stesse». E su Repubblica restituisce con gli interessi gli schiaffi mediatici: «Sono pronta a querelare l’avvocato di Balda per la fuga di notizie folli che sta organizzando. Balda, per come è fatto, non ha alcun interesse a venire a letto con me e io conoscendo miliardari ed emiri, se volessi tradire mio marito non mi metterei con un vecchio prete a cui non piacciono e donne». Una stoccata pesante. Ma non l’unica, se – anche qui – l’intervista pubblicata da Repubblica è vera. Accusata da monsignor Balda, secondo la ricostruzione di Repubblica, di averlo costretto a cedere addirittura le sue password per accedere ai suoi account email, la Chaouqui avrebbe detto a Repubblica: «Intanto non ho mai avuto la password della mail, che cambiava ogni mese. (Balda, ndr) era un uomo vivace e allegro, amava dire barzellette sconce ma dovunque andasse si portava la madre. Siamo stati insieme, professionalmente insieme, per cercare di fare la riforma più importante voluta da Francesco, quella economica-finanziaria».