Lo sfogo del familiare di una vittima: «Lo Stato snobba i Caduti di Nassiriya»

12 Nov 2015 14:50 - di Antonio Pannullo

«Dodici anni fa l’Italia tutta pianse i suoi diciannove caduti che, per la Patria, immolarono la propria vita. Oggi, purtroppo, a piangere siamo rimasti solo noi familiari e quei tanti semplici e umili italiani che, a distanza di così tanto tempo, continuano a ricordarli intonando loro strade, piazze e scuole». Queste le parole di Marco Intravaia, figlio del vicebrigadiere dei Carabinieri Domenico Intravaia morto a Nassiriya il 12 novembre 2003. «Le Istituzioni? Certo – ha rilevato Intravaia – in questi anni sono state presenti, tra alti e bassi. Oggi, dopo 12 anni, i caduti non sono ancora stati insigniti della medaglia d’oro al valore militare (massima onorificenza concessa ai militari caduti per difendere lo Stato e le istituzioni); il presidente della Repubblica, come ogni anno, non parteciperà ad alcuna commemorazione ufficiale. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, “snobba”, per il secondo anno consecutivo, il monumento dedicato ai caduti di Nassiriya realizzato presso il parco di San Paolo fuori le mura, in Roma, che ripetutamente subisce danneggiamenti e deturpazioni. Domenica scorsa, a Bologna, i centri sociali sono tornati in piazza cantando canzoncine offensive nei confronti dei caduti di Nassiriya e inneggiando a nuove stragi utilizzando la ormai famosa frase “10, 100, 1000, Nassiriya” , il tutto nel silenzio più assordante delle Istituzioni». «Per tutto ciò, oggi – conclude Marco Intravaia – posso affermare di continuare, così come mi ha insegnato mio padre, ad amare la Patria, rispettare lo Stato e le Istituzioni Repubblicane ma di non provare altrettanto rispetto per alcuni rappresentanti di queste che, a mio modo di vedere, non sono degni di tale ruolo. Non sono degni di rappresentare quello Stato per il quale mio padre ha donato la propria vita».

Quel 12 novembre a Nassiriya

Erano le 10,40 quel 12 novembre del 2003 quando un’autocisterna carica di esplosivo esplose davanti la base del Msu (Multinational specialized united) deicarabinieri a Nassiryiah, in Iraq. L’esplosione fece saltare il deposito di munizioni della base, e provocò 28 morti, 19 italiani e 9 iracheni. Il massacro avrebbe potuto essere ancora più grave, se il carabiniere Andrea Filippa, di guardia alla base Maestrale, non avesse sparato uccidendoli a due attentatori suicidi, fermando l’autocisterna sull’ingresso. Ricordiamo i nomi degli italiani uccisi: tra i carabinieri, Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte, Giovanni Cavallaro, sottotenente, Giuseppe Coletta, brigadiere, Andrea Filippa, appuntato, Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente, Daniele Ghione, maresciallo capo, Horacio Majorana, appuntato, Ivan Ghitti, brigadiere, Domenico Intravaia, vice brigadiere, Filippo Merlino, sottotenente, Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte, Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante; tra i militari dell’esercito, Massimo Ficuciello, capitano, Silvio Olla, maresciallo capo, Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore, Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto, Pietro Petrucci, caporal maggiore; nell’attentato morirono anche due civili, Marco Beci, cooperatore internazionale, e Stefano Rolla, regista; rimasero ferite 58 persone, tra cui 19 carabinieri e l’aiuto regista di Rolla, Aureliano Amadei. Proprio alle vittime di Nassiryiah è stato dedicato il blitz dei Ros dei carabinieri che poche ore fa ha portato a smantellare l’organizzazione terroristica guidata dal mullah Krekar. Lo ha detto il comandante del Ros Giuseppe Governale definendo l’indagine come «la più importante operazione di polizia svolta in Europa negli ultimi 20 anni. L’operazione – ha affermato Governale – nasce tanti anni fa e si conclude oggi, 12 novembre, che non è una data casuale. Abbiamo voluto così ricordare i caduti in Iraq, lo stesso territorio dove questa organizzazione terroristica era nata».

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