Giro di usura in Calabria, denunciate anche le vittime: imprenditori omertosi

Hanno cercato di proteggere fino alla fine i propri taglieggiatori. Un’omertà che ha reso difficilissime le indagini delle guardia di Finanza impegnata a ricostruire un giro di usura con interessi stellari. E, dopo mesi di accertamenti, oggi la Guardia di finanza ha notificato 7 informazioni di garanzia emesse dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme nell’ambito di un’inchiesta su un giro di usura gestito da un’organizzazione che applicava interessi sul denaro prestato che variavano dal 51 al 93 per cento l’anno.
E, inevitabilmente, fra gli indagati ci sono anche tre imprenditori, nei confronti dei quali l’ipotesi di reato è favoreggiamento. Malgrado l’evidenza dei fatti, non hanno voluto collaborare con gli investigatori ostacolandone gli accertamenti. Ed è scattato l’avviso di garanzia con l’accusa di favoreggiamento.
Gli indagati per usura sono l’imprenditore Giuliano Caruso, 42 anni, Antonio Arcieri, detto “U lupu“, 84 anni, considerato lo storico boss della malavita della montagna, e l’imprenditore Ferdinando Greco, 40 anni, già condannato per usura nell’ambito dell’operazione antiusura “Lex Genucia“. Per esercizio abusivo del credito è, invece, indagato Giovanni Giampà, 45 anni, figlio del defunto Pasquale Giampà. Nei guai per favoreggiamento anche altri tre imprenditori, M.C., G.S., e F.S.
L’indagine che ha portato all’emissione delle sette informazioni di garanzia è stata condotta dal gruppo di Lamezia Terme della guardia di Finanza.
Gli imprenditori indagati per favoreggiamento, malgrado siano stati posti dagli investigatori di fronte all’evidenza dei fatti, hanno negato ostinatamente di avere accettato i prestiti a tasso usurario.
I finanzieri, nel corso delle indagini, hanno analizzato, fra l’altro, i conti correnti bancari dei tre imprenditori indagati e delle rispettive ditte in difficoltà economica, riscontrando che tra le movimentazioni in entrata e in uscita ve ne erano alcune sospette proprio con le persone che successivamente sono state indagate per usura.
La ricostruzione dei rapporti finanziari tra le vittime e gli usurai, secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, è stata resa difficile, oltre che dalla mancata collaborazione delle vittime, anche dal fatto che a “copertura” delle operazioni illegali di interscambio di denaro erano stati appositamente preparati alcuni documenti rivelatisi, a conclusione delle indagini, fittizi e finalizzati soltanto a fornire una parvenza di legalità a operazioni che erano, in realtà, di finanziamento a tasso usurario. Un modo per le vittime di coprirei propri aguzzini.