Caso-De Luca, trasferito il giudice Scognamiglio: indaga anche il Csm

«Abbiamo finito, è fatta». Così, il 17 luglio scorso, in una delle intercettazioni pubblicate da alcuni quotidiani il giudice Anna Scognamiglio si rivolgeva al marito, l’avvocato Guglielmo Manna – entrambi indagati nell’inchiesta che vede sottoposto a indagini anche il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca – dopo aver scritto la sentenza che consentiva al governatore di rimanere in carica e mentre era ancora in camera di consiglio. Da oggi Anna Scognamiglio, indagata nell’inchiesta che ha coinvolto De Luca, è stata trasferita dal presidente del tribunale di Napoli Ettore Ferrara in un’altra sezione. Il Comitato di presidenza del Csm, inoltre, “ha disposto l’apertura di una pratica per incompatibilità ambientale e funzionale a carico del giudice Scognamiglio. «Come è accaduto per il caso Palermo saremo velocissimi nei limiti che ci consentono le norme in vigore», assicura il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, parlando dei tempi della procedura a carico del giudice del tribunale di Napoli Anna Scognamiglio. Legnini fa notare che già stamattina la Prima Commissione del Csm, titolare della pratica, ha definito “un calendario molto stringente”.

La ricusazioen del giudice Scognamiglio

In occasione dell’udienza di merito del Tribunale civile di Napoli, fissata per il 20 novembre, e relativa al provvedimento di sospensione del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, legato all’applicazione della legge Severino, “presenteremo ovviamente ricusazione del giudice Anna Scognamiglio”, finita al centro dell’inchiesta della procura di Roma. È quanto annuncia l’avvocato Gianluigi Pellegrino per il Movimento difesa del cittadino. «Il danno gravissimo – prosegue Pellegrino – è già stato fatto. Il 17 luglio a Napoli discutemmo la causa riferendosi all’udienza in cui il Tribunale decise di confermare, temporaneamente e in via cautelare, il “congelamento” degli effetti del provvedimento di sospensione per De Luca. In quell’occasione pensavamo di parlare di diritto, che imponeva il rigetto del ricorso di De Luca. Invece oggi scopriamo che la giudice relatrice già in camera di consiglio pensava a rassicurare il marito sull’esito che aveva ottenuto dicendogli “è fatta”. Le Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n. 19704 del 2012 hanno già detto che un giudice che decida la causa nonostante un interesse di un suo prossimo congiunto viola l’art. 323 del codice penale e il suo dovere di astensione. Cosa aspetta il Csm a muoversi? E gli organi titolari di azione disciplinare? Sono state deturpate le regole fondamentali della giustizia».