Banche, tutti contro l’ultimo regalo di Renzi: «Aiutino al papà della Boschi»

Proteste in piazza, sui social e nelle sedi istituzionali. Benché elargito di domenica e relegato in secondo piano rispetto alle notizie sul terrorismo, l’ultimo regalo di Renzi alle banche non è passato inosservato. Da Grillo a Forza Italia, fino alla Lega, l’opposizione parlamentare ne ha chiesto conto, sottolineando una coincidenza: fra gli istituti salvati, c’è anche quello del papà del ministro Maria Elena Boschi.

I Cinquestelle: «Il governo favorisce i soliti amici degli amici»

E #papàDellaBoschi è proprio l’hashtag usato da Beppe Grillo per rilanciare il post sul decreto varato per CariFerrara, Banca Marche, CariChieti e Banca Etruria, le quattro banche commissariate e salvate con 3,6 miliardi di euro. Nell’articolo sul blog, firmato dal parlamentare cinquestelle Mattia Fantinati, si sottolinea che «il governo salva la banca del papà della Boschi (Banca Etruria, ndr), lo ha fatto di domenica, sperando che nessuno se ne accorgesse, che pochi ne parlassero». «Il governo – vi si legge ancora – ha gestito nel modo peggiore la situazione, lasciando ai dirigenti dei quattro istituti piena libertà di utilizzare le risorse e il risparmio dei cittadini in modo scriteriato, favorendo i soliti amici degli amici, per poi decidere di scaricare tutto sugli azionisti e in parte pure sui contribuenti. E non è vero – viene sottolineato – che, in questa operazione, non ci sono costi per lo Stato».

Contro il decreto salva-banche, Lega in piazza

A sottolineare che l’operazione non è a costo zero per le casse pubbliche, come sostenuto dal governo, è stata anche la Lega, i cui parlamentari hanno fatto un presidio davanti Palazzo Chigi, con tanto di maxi-assegno srotolato in piazza. Firma di Matteo Renzi, intestato alla «famiglia Boschi», compilato con la cifra di «un miliardo e cinquecento milioni», l’assegno era coperto dalla «Banca contribuenti italiani» per «alzare il velo – hanno spiegato i parlamentari del Carroccio – su questa ennesima vergogna». «Ci hanno raccontato che non si usano soldi dei contribuenti, la solita balla renziana: ci sono sconti fiscali per le banche di area renziana, una garanzia di Cdp di un miliardo e mezzo, mentre i piccoli risparmiatori vedono scomparire i loro soldi», ha spiegato il capogruppo leghista alla Camera Massimiliano Fedriga, aggiungendo che «vorremmo sapere se sono stati verificati e dove sono finiti gli 8 miliardi di sofferenze di queste banche: sono finiti al piccolo imprenditore o a qualche grande gruppo?».

Forza Italia chiede trasparenza: «Si facciano audizioni»

È arrivata da Forza Italia, poi, una richiesta di trasparenza sulla gestione dell’uscita dalla crisi. «Occorre vedere chiaro nel mandato dato a Roberto Nicastro, nuovo Ad delle quattro banche fuse nel soggetto ponte con il decreto di domenica del consiglio dei Ministri, da Banca d’Italia e governo», ha sottolineato Renata Polverini, aggiungendo che «servono garanzie per i lavoratori e più trasparenza sui reali costi dell’operazione». Per questo la deputata azzurra ha chiesto al presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, «di avviare una serie di audizioni dei soggetti coinvolti in questa vicenda». «È appena il caso di sottolineare, inoltre – ha concluso Polverini – che le agevolazioni fiscali concesse dal governo alle banche in questione smentiscono che l’operazione salvabanche attuata da Renzi sia stata fatta a costo zero per il bilancio pubblico».