La lobby gay contro il giudice che ha annullato le nozze omosex: «È cattolico»

Dov’è finita la sinistra che saliva in cattedra per impartire la lezioncina sulle «sentenze che non si commentano» o che manifestava in girotondo a protezione della «Costituzione più bella del mondo»? Dissolta, svanita, scomparsa. Chiedere per conferma a Maria Grazia Sangalli, presidente di Rete Lenford, l’associazione che con i suoi avvocati ha assistito le coppie gay che si sono sposate all’estero e che avevano chiesto il riconoscimento del loro matrimonio in Italia. Per anni e anni uno si è sentito dire che solo il Cavaliere era uso fare la chiosa (velenosa) alle decisioni dei magistrati e poi ti accorgi che lo stesso, imperdonabile, viziaccio è coltivato da sinceri democratici alla Sangalli che – in un commento all’Ansa sulla sentenza del consiglio di Stato che ha incenerito la pagliacciata dei matrimoni gay officiati in Campidoglio da Ignazio Marino – fa sfoggio di un insospettabile aplomb berlusconiano nel momento in cui cerca di demolire la sentenza partendo dai convincimenti religiosi del magistrato che l’ha emessa: «Basta guardare il suo profilo Twitter per rendersi conto delle posizioni conservatrici del giudice Deodato». Proprio come il Cavaliere con le “toghe rosse”: incredibile. Con la differenza che mentre Berlusconi un bel po’ di ragioni ce l’aveva, quello della leader di Rete Lenford è un autentico delirio. Leggiamolo: «Viste le sue posizioni (cattoliche, ndr) avrebbe dovuto astenersi dal giudicare su una questione riguardante i matrimoni tra persone dello stesso sesso». Forse la Sangalli avrebbe preferito un musulmano o un animista. Chissà se avrà pensato che anche un giudice laico e persino ateo sarebbe arrivato all’identica conclusione di Deodato per via di una cosuccia, chiamata Costituzione, che all’articolo 29 riconosce la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio», dove quel «naturale» sta ad indicare l’unione tra uomo e donna e non altro. Ma la Sangalli fa l'”indiana” e annuncia ricorso alla Corte europea di Strasburgo. Nella sua scia Franco Grillini, già parlamentare del Pd e presidente di Gaynet, che prima prende di mira «l’euforia della destra italiana, la peggiore e più bacchettona d’Europa» e poi si “dedica” al giudice estensore della sentenza, che «è un simpatizzante di Comunione e Liberazione e nel suo profilo Facebook pubblicizza link e si schiera con le iniziative delle Sentinelle in piedi». Dal canto suo, il giudice sotto attacco prova a smorzare le polemiche e all’Ansa dice: «Ho solo applicato la legge in modo a-ideologico e rigoroso, lasciando fuori le convinzioni personali che non hanno avuto alcuna influenza». In suo aiuto sembra accorrere la relatrice del ddl sulle unioni civili, Monica Cirinnà, del Pd. «Le sentenze – ha scritto in un tweet – si rispettano e non si commentano, la divisione dei poteri è sancita in Costituzione. Il Parlamento deve fare presto le unioni civili». Sangalli e Grillini attaccheranno anche lei?