Ban-ki Moon: «La fame è ingiusta». Ecco, cominci a regalare il suo stipendio

“E’ una responsabilità di tutti cancellare la fame”: parla al mondo intero il segretario dell’Onu Ban-Ki Moon. E lo fa con la solennità del messaggio per la giornata mondiale dell’alimentazione. E così, il mondo intero, derelitti in testa, applaude. Riflette e, subito, concorda con l’assunto di questo timido sudcoreano. Che sale e scende dal Frecciarossa che collega Torino a Milano e si presenta anche lui ad Expo. Con immancabile codazzo di politici nostrani in trepida attesa di foto opportunity: la solita spontaneità paracula. Certo, il suddetto Ban-Ki Moon non ha mai brillato per qualità ed energia. Ad un anno circa dalla fine del mandato non si può certo dire che il suo lavoro abbia inciso in una sola delle crisi che dilaniano il pianeta. Che abbia determinato qualche soluzione rispetto al prodursi o all’acuirsi dei problemi. A cominciare, manco a dirlo, dalla fame. Che c’era, c’è e ci sarà pure dopo di lui. Assurto alla poltrona grazie ai soliti veti incrociati e alla volontà degli Usa, di Ban-Ki Moon si sa che percepisce 230mila dollari netti annui, più mega appartamento a New York, più spese a piè di lista. Riservato e attento a non scontentare le potenze che l’hanno voluto, Ban-ki Moon, ha attraversato questi anni senza praticamentre lasciare traccia. Una conduzione anonima e senz’anima. Prodotto di una triangolazione di interessi tra i “padroni” del Palazzo di Vetro (i cinque membri permanenti), che per quanto concerne non solo la fame nel mondo hanno la loro bella responsabilità, il mite Ban-Ki Moon non passerà certo alla storia per aver salvato un solo povero cristo o evitato una sola delle guerre presenti e future. Semmai qualcuno lo ricorderà sarà probabilmente per quella figura barbina rimediata a telecamere accese qualche anno fa a Baghdad quando un’esplosione ravvicinata lo vide rannicchiarsi livido e tremante di paura sotto il leggìo della sala dove avrebbe dovuto tenere la conferenza stampa. Insomma, niente di nuovo. Un altro, dei tanti, che ci ammannisce la solita predica contro disuguaglianze e disparità.  “La fame è una terribile ingiustizia” dice il segretario generale dell’ONU mentre raggiunge Milano. Ma, all’affermazione non segue alcun gesto. Alcun esempio. Non devolve mica il suo stipendio, o parte di esso, per la causa dei derelitti del pianeta, Ban-Ki Moon. E immaginiamo quanta sofferenza il suo cuore produrrà, al ritorno dalle fatiche milanesi, mentre se ne starà affacciato nello splendido alloggio di Manhattan con vista sull’East River messogli a disposizione dall’ONU .