Piromane marocchino fugge dalla clinica. I medici: sicurezza ridicola

Non cessano le polemiche intorno al caso del 39enne marocchino, detenuto psichiatrico internato nella Rems di Bologna (struttura sanitaria che ha preso il posto degli ospedali psichiatrici giudiziari), che è fuggito durante una passeggiata che stava facendo in un parco pubblico, sfuggendo all’operatore che lo accompagnava. Gli operatori sanitari lanciano un allarme che da tempo tentato di segnalare, invano. Il marocchino piromane era pericoloso e stava scontando una condanna per incendio e danneggiamento per vari reati commessi a Ravenna). I detenuti internati in queste strutture sono ritenuti socialmente pericolosi, ma incapaci di intendere e volere al momento della commissione del reato. La legge prevede che scontino la pena in maniera riabilitativa, e nell’ambito di questo percorso oggi il marocchino, grazie a un’autorizzazione specifica della magistratura, era stato accompagnato a fare un giro nel parco di Villa Angeletti, in via Carracci, dove è riuscito a sfuggire all’operatore che era con lui. Si sarebbe allontanato in direzione della stazione, facendo per ora perdere le proprie tracce. Lo scorso aprile, a poche settimane dall’apertura della Rems, un detenuto 60enne internato nella residenza di Bologna era fuggito e si era barricato in casa con la madre a Bellaria, minacciando di uccidersi col gas, ma l’intervento dei carabinieri lo aveva fatto desistere. «Queste persone vanno seguite in altro modo, non si può pretendere che medici e infermieri diventino custodi, cioè guardie carcerarie», ha detto in un’intervista il presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna, Giancarlo Pizza.

A luglio 41 psichiatri dell’Ausl avevano sottoscritto una lettera per denunciare le insufficienti misure di sicurezza nella Rems di Bologna e il documento era stato reso pubblico dal presidente dell’Ordine dei Medici, che alla luce dell’episodio conferma l’allarme: «Le preoccupazioni espresse a luglio erano ritenute del tutto fondate dall’Ordine – ha spiegato – ed erano state girate alle autorità preposte a eventuali modifiche di quella struttura. E’ evidente che il discorso è complesso perché c’è una duplice necessità, di detenzione e di cura, ma la struttura pare non essere adeguata. La lettera – conclude Pizza – non ha avuto nessuna risposta, né dal Prefetto né dal Sindaco. Più che segnalare, l’Ordine non può fare, e se adesso uno va in giro a bruciare case diventa un problema».