Cuba, dissidenti anticomunisti arrestati: «Non devono incontrare il Papa»

«Papa Francesco e i dissidenti cubani»: il diario di viaggio di questa missione caraibica del Pontefice potrebbe titolare così; il sottotiolo, invece, potrebbe tranquillamente essere: «I muri cadono, certo, ma le macerie da rimuovere restano a lungo sul terreno». O, meglio ancora, restano a lungo radicate nel terreno.

Cuba, dissidenti arrestati

Così, mentre i media di tutto il mondo rilanciano l’immagine e le foto della storica stretta di mano tra il Pontefice e il lider maximo, sotto traccia continuano a mantenersi vive le “vecchie abitudini” da dittaura comunista, quelle che mettono la sordina alla voce della dissidenza e che puntano a ripulire l’immagine illiberale di Cuba e delle autorità cubane, mettendo la spazzatura sotto il tappeto; ripulendo le strade da mendicanti, malati psichiatrici e indefessi oppositori del “regime”, duro però da estirpare veramente, andando in profondità. E allora, nei primi due giorni di visita pastorale i dissidenti cubani ha fatto sentire la propria voce, denunciando tra l’altro «arresti arbitrari». «Decine gli attivisti detenuti per impedire loro di arrivare alla messa del Papa», sottolinea per esempio il sito web 14 y medio della nota blogger Yoani Sanchez annunciando gli arresti avvenuti sotto silenzio, precisando che gli oppositori, forse una trentina, sono stati bloccati «fin dalle prime ore, poi nella mattinata, di domenica», proprio in vista della messa successivamente celebrata dal Papa nella Plaza de la Revolucion. Altre fonti della dissidenza hanno d’altra parte denunciato gli «arresti arbitrari» durati «tra le tre e le sei ore», nei confronti di Berta Soler, leader delle Damas de Blanco (premio Sakharov dell’Europarlamento per i diritti umani), l’economista Marta Beatriz Roque, la giornalista Miriam Leiva e il marito della Soler, Angel Moya.

Solite modalità da regime

La denuncia fatta sul sito Diario de Cuba riferisce invece di cinque oppositori arrestati, due Damas de Blanco e tre uomini, tutti bloccati mentre cercavano di andare nella Plaza dove – viene precisato – erano appostate «diverse pattuglie della polizia». Dal fronte dell’opposizione, e da più parti, si parla d’altra parte di una «operazione di pulizia sociale», compiuta da parte delle autorità, non solo all’Avana, ma anche nelle altre due città (Holguin e Santiago) in agenda nella visita del Papa. L’obiettivo è stato quello di spostare dalle strade, e «internare», mendicanti, malati mentali, persone indifese e senza casa, al fine di tenere queste persone fuori dalla vista di pellegrini, stampa straniera e altri visitanti, ha precisato in una nota la Commissione cubana dei diritti umani e riconciliazione nazionale (Ccdhrn) guidata dal Elizardo Sanchez, tra i più noti attivisti dei diritti fonamentali. E anche l’Unione patriottica di Cuba (Unpacu) ha tramite il suo leader, Josè Daniel Ferrer, fatto circolare una nota nella quale denuncia arresti arbitrari nei confronti di oppositori pacifici.