Tasi e Tari stanno uccidendo cinema e teatro. La cultura affoga nelle tasse

Il fatto che Tasi e Tari sono “le misure che impattano in maniera negativa sulla crescita delle imprese” l’avevamo abbondantemente capito. Sin dai tempi in cui impazzava a reti unificate quel genio di Mario Monti. Ma probabilmente nessuno aveva ben compreso quanto queste due singolari gabelle avrebbero potuto incidere sul comparto cultura. Ovvero su uno dei pochi fiori all’occhiello rimasti a questa sventurata Nazione. Ebbene i dati sono dati e non si prestano ad interpretazioni. A dire quanto ampio sia il danno alle normali attività culturali, sono in prevalenza la Tasi per i cinema (che incide per l’81,8%) e la Tari per i teatri (incide per l’84,6%): dati freschi di giornata, emersi da una accurata indagine promossa dalla Confcommercio di Roma. E come se non bastasse, al duplice flagello Tasi e Tari, se ne è già aggiunto persino un altro. Si, perchè è anche elevata la percentuale dei teatri di prosa che sono stati colpiti dal lievitare dell’imposta sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni (ben l’84,6%): imposte maggiorate di derivazione comunale che rendono praticamente improduttivo un settore economico che, con la sua specificità,  potrebbe essere invece trainante. Per classe dimensionale, hanno inoltre spiegato gli autori della ricerca che ha coinvolto la quasi totalità dei teatri di posa e dei cinema della capitale,  le imprese con meno di 5 addetti sono state maggiormente colpite dalla Tasi per il 78,2% e dalla Tari per il 77,3%”. Gestori ed esercenti di cimema e teatri sanno chi ringraziare.