La disperazione dell’eroe mancato che voleva aiutare il bimbo nella metro

Se tutto fosse andato bene sarebbe stato celebrato come un eroe. Forse gli avrebbero appuntato una medaglia sul petto. E forse, chissà, l’Atac lo avrebbe anche promosso. Magari sarebbe stato ricevuto in Campidoglio da Marino in pompa magna. Invece ora è sotto choc, ricoverato in ospedale. Indagato dalla Procura di Roma per la morte di quel bambino che lui ha cercato di aiutare in uno slancio di generosità che ora gli costerà, probabilmente, un processo per omicidio colposo. Il dipendente dell’Atac che ha cercato di aiutare ad uscire dall’ascensore della metro, dove si trovavano intrappolati, Francesca G. e il figlioletto Marco 4 anni appena compiuti, volato giovedì pomeriggio nella tromba dell’ascensore della metro di Furio Camillo dopo essere rimasto chiuso nella cabina per un guasto con la mamma, ora non si da pace. Insieme a lui, sul registro degli indagati della Procura di Roma, sono finite altre due persone denunciate anch’esse per omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta, della Procura di Roma, sulla morte del bimbo: due vigilantes in servizio nella stazione che, però, non sono intervenuti ma erano lì a guardare la manovra del dipendente Atac che ha tentato di liberare madre e figlio e che è, quindi, considerato l’autore materiale della manovra costata la vita al bimbo, precipitato nella tromba dell’ascensore.

Sotto esame le procedure di soccorso utilizzate nella metro

Il procuratore aggiunto, Pierfilippo Laviani che coordina le indagini ha, intanto, disposto l’autopsia che verrà svolta nei prossimi giorni.
Gli inquirenti di piazzale Clodio sono in attesa degli accertamenti già svolti dagli ispettori del lavoro che sono intervenuti immediatamente sul luogo della tragedia.
Chi indaga vuole accertare, in primo luogo, perché il dipendente dell’azienda di trasporto locale, pur non essendo abilitato a quella tipo di manovra, abbia deciso di intervenire, considerato che una squadra di soccorso era stata allertata dall’altro impiegato a lavoro presso la stessa stazione metropolitana.
Per quanto riguarda la posizione dei due vigilantes, secondo una prima ricostruzione, non avrebbero avuto un ruolo tecnico nella manovra, limitandosi al controllo della situazione.
Gli inquirenti, infine, hanno acquisito tutte le registrazioni delle comunicazioni intercorse tra la madre del bambino e l’altro impiegato dell’Atac, non indagato, che è rimasto nella guardiola in contatto con la signora. Sotto accusa è una procedura definita «improvvisata e non convenzionale» messa in atto prima che arrivasse la squadra addetta e addestrata per questo tipo di interventi.

Pellegrinaggio alla stazione della metro: fiori e bigliettini per Marco

Prosegue il lavoro della Commissione di inchiesta interna di Atac, composta da tre membri nominata per accertare la dinamica degli eventi.
La stazione della metro dove è avvenuta la tragedia è stata riaperta, come previsto, in mattinata ed è stata meta incessante di un vero e proprio pellegrinaggio, di un viavai continuo per rendere omaggio al bimbo rimasto ucciso.
“Un angelo è andato in cielo” è il testo di uno dei tanti biglietti lasciati davanti all’ascensore. Accanto al biglietto una lunga rosa rossa attaccata alle porte dell’ascensore. Gli abitanti del quartiere hanno voluto testimoniare il proprio dolore per una perdita tanto assurda ed atroce ma anche esprimere solidarietà alla famiglia del bimbo lasciando anche peluche, un orsacchiotto, e tanti fiori, calle, girasoli, fiori di campo e molte rose, «perchè un bambino di 5 anni non può morire così1 e soprattutto non nell’indifferenza del quartiere.