Il Pd si vergogna dei suoi circoli, ma non delle code dei rom alle primarie

20 Giu 2015 9:35 - di Guglielmo Federici

Un circolo del Pd su quattro a Roma presto chiuderà i battenti. La mappatura delle strutture del partito nella Capitale, affidata all’ex ministro Fabrizio Barca, fotografa una situazione al collasso in una città scossa dal terremoto di Mafia Capitale che, a dicembre scorso, ha portato a Roma il commissario Matteo Orfini pronto a mettere in pratica quella “rivoluzione” annunciata ormai mesi fa, all’alba della prima ondata di arresti di “Mondo di mezzo”.

Ecco i circoli “dannosi”

Peccato che il Pd abbia fatto le cose a metà: si vegognano dei circoli che «bloccano il confronto sui contenuti – come afferma Barca -, premiano la fedeltà di filiera, emarginano gli innovatori», ma non dei circoli tristemente famosi per le code dei rom che il partito chiamò a votare alle primarie.  Tra i circoli che chiuderanno in base alla relazione Barca ci sono quello dell’Eur e quello di Testaccio. Orfini si è presentato con Barca, questa volta non nel piazzale della biblioteca Elsa Morante ma nel parco delle Valli, dalla parte opposta di Roma per tiurare le somme diu questa rivoluzione interna. Tra le strutture chiuse ci  sono i circoli di Versante Prenestino e di Ostia Nuova. Quest’ultimo pochi giorni fa è stato sfrattato proprio per problemi con il canone d’affitto. Dei 110 circoli che costellano la Capitale, 27 sono “dannosi” , sono «l’arena di uno scontro di poteri» e presto saranno chiusi. Sono solo nove i circoli “virtuosi”: Cesano, Donna Olimpia, Esquilino, Labaro, Laurentino Petroselli, Magliana, Ostia Antica, Ottavia Palmarola e Tor Sapienza. Barca parla di sei tipologie di circoli, compresi quelli “d’identità” (25), “d’inerzia” (17) e quelli “ponte” (28). Nella lunga relazione dell’ex ministro si sottolineano le “anomalie” dei circoli, già registrate durante la direzione romana del partito la settimana scorsa quando è stato approvato il nuovo regolamento per il tesseramento. In particolare si registrano “irregolarità” di iscrizioni in corrispondenza di votazioni o congressi. Inoltre il «38,3% degli iscritti non frequentano il circolo».

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