Mafia Capitale, Marino insiste: «Non lascio, l’inchiesta è merito mio»

«Lasciare il Campidoglio? Lo farò nel 2023, alla fine del mio secondo mandato». Ignazio Marino, intervistato da “Il Messaggero”, sembra non aver paura dell’inchiesta Mafia Capitale, che rischia di spazzare via la sua amministrazione. «Macché. Quest’inchiesta è frutto anche del nostro lavoro di cambiamento. Il mio primo atto da sindaco è stato chiedere al ministero dell’Economia di poter utilizzare gli ispettori della Guardia di finanza in Campidoglio. E già lì in molti storsero il naso».

Marino dice di non avere paura dell’inchiesta “Mafia Capitale”

L’inchiesta però ha toccato soprattutto esponenti del Pd. «Anche qui tutto è cambiato: è finita l’epoca in cui si faceva finta di litigare di giorno, per poi accordarsi di notte su come spartirsi i soldi pubblici, magari insieme ai capi della criminalità organizzata». Quindi c’è un problema di legalità ancora da affrontare nel Pd romano? «Su questo aspettiamo il lavoro di Matteo Orfini e Fabrizio Barca. Dobbiamo dire, però, che il Pd è l’unico partito che ha deciso immediatamente di affidarsi a un commissario, per radiografare tutti gli atti e gli iscritti di ogni singolo circolo».

“Ozzimo nome imposto dal Pd”: Marino scarica Mafia Capitale tutto sul partito

I maggiori problemi in consiglio comunale, però, li ha creati la sua stessa maggioranza. «Il cambiamento è uno degli esercizi più difficili per gli esseri umani. Ricordo con amarezza, in effetti, mesi in cui nello stesso centrosinistra il mio metodo di lavoro ha creato dispiaceri a chi voleva conservare le cose così come stavano». E’ stato lei a nominare assessore alla casa Daniele Ozzimo, uno degli arrestati. «Ozzimo era stato una delle indicazioni fattemi dal Pd, il partito di cui sono orgoglioso fondatore, come una delle migliori teste da inserire in giunta. Quando ho appreso le accuse che lo toccano sono rimasto sconvolto. A livello umano mi è sempre sembrato una persona perbene, ma la giustizia deve fare il suo corso. Faremo le nostre considerazioni dopo le sentenze».