Per la prima volta vince un centrodestra autonomo da Berlusconi

Su “Il Sole 24 Ore” interessante analisi del vice direttore del Tg1, Gennaro Sangiuliano, autore – insieme a Vittorio Feltri del fortunato bestseller “Il Quarto Reich”. Per uno dei pochi giornalisti pubblicamente di centrodestra, “L’ex Cavaliere in questa campagna elettorale si è visto poco, non ha fatto il casting dei candidati, non ha scelto i temi su cui puntare la campagna elettorale. Si è limitato a federare il cartello di sostegno per il fidato Toti in Liguria e a qualche leggera apparizione televisiva. Il centrodestra è stato, invece, a forte trazione leghista, segnato dal dinamismo di Salvini e in altri casi ha autogenerato leadership locali attingendo a quello che dovrebbe essere il suo naturale blocco sociale, il ceto medio delle professioni liberali e quello produttivo, come è stato nel caso del neo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, un imprenditore”.

Centrodestra risorge, ma è ancora una “Tabula rasa”

Secondo Sangiuliano, “Il centrodestra italiano è ancora tabula rasa, con molte incertezze e contraddizioni al suo interno, in una transizione difficile. La strada da fare è ancora tanta, in primis definirsi in un progetto culturale, in un’idea della società italiana di fronte al mondo globalizzato. Deve migliorare molto la qualità della sua classe dirigente, non solo rinnovarla anagraficamente ma soprattutto nella tensione morale e culturale delle persone. Dovrà decidersi se guardare al Partito Popolare della Merkel, al neogaullismo di Sarkozy, al conservatorismo liberale di Cameron, o al tradizionalismo indentitario della Le Pen“.

Centrodestra deve darsi un’identità politica e culturale, se vuole vincere

“L’errore che commettono molti analisti è quello di confondere il centrodestra con il berlusconismo che è stato solo una parabola storica di culture politiche ben più lontane se pensiamo a Cuoco, Rosmini, Croce, Sturzo, Gentile, Pareto, Prezzolini, all’idea borghese di Longanesi e Montanelli. Ora da questo caos potrebbe venir mori qualcosa soprattutto se restano insolute alcune grandi questioni della società italiana: la sicurezza dei cittadini, la regolamentazione dei flussi migratori, il lavoro, la pressione fiscale, la burocrazia, l’habitat per le imprese”.

Il paese reale ha battuto Renzi, che resta ancora un leader saldo al governo

Ma nessun entusiasmo cieco, dato che “Renzi è, probabilmente, un leader ancora saldo non solo al governo ma soprattutto sul terreno dell’offerta politica. Tuttavia, il voto amministrativo ha dimostrato che gli umori possono cambiare rapidamente, soprattutto di fronte alla narrazione quotidiana di un Paese che, invece, nella carne viva dei cittadini risulta molto diverso. Lo stesso Renzi non ha minimizzato, come hanno fatto i suoi fedelissimi, e sembra esserne consapevole. Tutto questo può essere un bene. Una democrazia non può ridursi ad una fictio iuris, deve essere compiuta e l’offerta non deve mai essere univoca, chi governa deve sempre avere avanti lo stimolo e l’alternativa di opposizioni credibili. La qualità della democrazia è questa”.