Anche Soros piange: ha fatto il furbo, ma dovrà pagare al fisco 6,7 miliardi

Per pagare e morire c’è sempre tempo… Chi avrebbe mai pensato che la tendenza a rimandare un pagamento per specularci sopra non fosse uno stile solo dei furbetti nostrani ma anche del controverso, ricchissimo magnate e speculatore George Soros, il tycoon ungherese naturalizzato statunitense. Dal sito Dagospia veniamo a sapere che il suo Soros Fund Management oggi vale quasi 16 miliardi di dollari, ma secondo alcune stime se avesse pagato tutte le tasse dovute al fisco americano avrebbe un patrimonio di soli 2,4 miliardi…

Soros, lo “squalo” travestito da filantropo

Come ogni buon finanziere progressista – leggiamo sul sito di D’Agostino – Soros «adora parlare di tasse e della necessità che persino i grandi ricchi ne paghino di più. Per questo è sorprendente scoprire che Soros, in realtà, si fa beffe allegramente dell’erario perché usufruisce a piene mani del meccanismo delle “tasse differite” di cui godono i fondi hedge, anche noti come gestori alternativi. Alla fine del 2013, infatti, la Soros Fund Management, cuore dell’impero del finanziere e che come altri gruppi di gestione è basata in Irlanda, ha messo da parte oltre 13,3 miliardi di dollari di tasse differite». Ricordiamo che gli Hedge Fund sono  strumenti di investimento alternativi, fondi speculativi, fondi di fondi, sempre in contrapposizione con le forme di gestione dei risparmio di tipo tradizionale, regolate da  regolamenti specifici che ne limitano l’operatività e il rischio. Il termine anglosassone “hedge” significa letteralmente copertura, protezione e, in effetti, questi fondi nascono proprio con l’intento di gestire il patrimonio eliminando in gran parte il rischio di mercato. La filosofia degli Hedge Fund è quella di ottenere risultati di gestione positivi indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari in cui operano.

Il fisco Usa ora gli chiede il conto

Ma ora c’è un intoppo. Ecco che il Congresso americano gli ha praticamente detto che “il piatto piange”, «ha puntato il dito contro questo marchingegno e ha chiesto agli hedge fund manager di saldare il conto col fisco Usa entro la fine del 2017. Se il business di Soros infatti fosse basato a New York (dove vive e risiedono molti dei suoi clienti) sarebbe sottoposto a una tassa federale del 39,6%, ad altre imposte cittadine pari al 12,8% e all’addizionale derivante dall’Obamacare pari al 3,8%. A conti fatti dovrebbe all’erario 6,7 miliardi di dollari. Ricordiamo Soros a nostre spese per la performance che portò la lira al tracollo nel 1992, facendole perdere il 30% del suo valore. Come se la caverà in questa circostanza?