Chiesa-moschea nel cuore di Venezia. Ma l’artista non aveva il permesso

Fa discutere a Venezia l’opera provocatoria di Christoph Buchel, “La Moschea”. Una moschea allestita però all’interno della chiesta di Santa Maria della Misericordia (inutilizzata dalla fine degli anni Sessanta) affittata dall’artista di Basilea allo scopo di trovare un luogo per far pregare i ventimila musulmani che a Venezia sono senza uno spazio idoneo in cui rivolgersi ad Allah. Come si intuisce, lo scopo appare più socio-politico che artistico, e le polemiche non sono mancate.

Comune e prefetto dicono no alla moschea

In Comune nessuno sapeva che la chiesa di Santa maria della Misericordia sarebbe stata adibita a moschea e il prefetto ha chiesto che il padiglione venga usato per finalità artistiche. Ma i musulmani si sono ormai installati all’interno dell’edificio sacro e non intendono rinunciare alla visibilità che il “caso Buchel” garantisce loro.

La struttura era inutilizzata da 40 anni

La struttura di origini bizantine, già rifatta in stile gotico nel XII secolo e restaurata nel 1864, non è più utilizzata per funzioni di culto da oltre quarant’anni, perché acquistata da privati. Buechel, sposatosi con una donna islandese, ha ricostruito in ogni dettaglio gli interni, divenuti del tutto simili a una moschea. L’artista è noto per lavori dal carattere politico-sociale che affrontavano i temi della guerra, dell’immigrazione, della povertà, criticando il consumismo, l’egemonia statunitense e la globalizzazione. Consegnare una moschea a Venezia, in pieno centro storico, è la sua ennesima provocazione.

Zaia: è solo un progetto artistico

Un progetto artistico che il presidente del Veneto Luca Zaia valuta come un semplice allestimento «ed è ovvio che sia una provocazione, perché, pur in certi limiti, agli artisti è concessa una `no fly zone´ in cui è concesso tutto, particolarmente in un contesto di città cosmopolita come è la Biennale». «L’arte – ha aggiunto – inizia e finisce, ma il problema è che gli allestimenti non devono mai trasformarsi in realtà».

Il Patriarcato: noi non abbiamo autorizzato usi diversi dal culto cattolico

In una nota del Patriarcato, però, si legge che «per ogni utilizzo diverso dal culto cristiano cattolico va richiesta autorizzazione all’autorità ecclesiastica indipendentemente da chi, al momento, ne sia proprietario. Per questo specifico sito, non è mai stata richiesta né concessa». Dunque la moschea, che la si voglia considerare una “licenza artistica” o no, dovrà chiudere se non saranno superati gli ostacoli burocratici. Per chiedere le autorizzazioni necessarie c’è tempo fino al 20 maggio, altrimenti la chiesa-moschea dovrà chiudere i battenti. L’attenzione sul caso resta alta – pertanto – anche in vista delle elezioni comunali in programma a fine mese.

La protesta di Fratelli d’Italia

Non sono mancate le proteste. È nato un gruppo facebook «no alla moschea a Venezia» e sabato un gruppo di una quarantina di cittadini, guidati da Sebastiano Costalonga, candidato al consiglio comunale con Fratelli d’Italia, si è presentato davanti alla chiesa-moschea per protestare. «Siamo entrati per vedere cosa c’era – dice Costalonga – altro che installazione d’arte, è una moschea vera e propria».