Strage del Rapido 904, Totò Riina assolto: «Manca la prova»

Toto Riina è stato assolto dall’accusa di essere il mandante della strage del Rapido 904 del 23 marzo 1984 che causo’ 16 morti. La sentenza è stata letta dal presidente della corte d’assise di Firenze Ettore Nicotra. Riina, che ha seguito il processo il collegamento video, aveva deciso di non assistere alla lettura della sentenza. L’assoluzione c’è stata perché “manca la prova piena che sia colpevole – ha spiegato il difensore di Riina, avvocato Luca Cianferoni – Praticamente è la vecchia insufficienza di prove”. Riina è stato cioè assolto in base al secondo comma dell’art. 530.

Il Rapido 904

Nella sua arringa, il pm Angela Pietroiusti, illustrando i convincimenti sulla strage del Rapido 904, aveva invece  chiesto il massimo della pena per i padrino di Cosa Nostra: “Concludo chiedendo la pena massima dell’ergastolo”. “Si chiede la condanna non perché Riina non poteva non sapere – aveva spiegato il pm  – perché era a capo dell’ organizzazione, ma perché Riina esercitava questo potere. Solo con la sua autorizzazione è stato fornito l’esplosivo a Calò e solo lui poteva decidere la destinazione dell’esplosivo. Riina è il determinatore, lui dà questo contributo decisivo”.

Il pm: Totò Riina colpevole

Secondo il pm, Riina era stato il “principale artefice di questo fatto, lo ha determinato”, su questo “non c’è il minimo dubbio”. Perciò, aveva aggiunto, la condanna sarebbe servita “a fare giustizia, per il rispetto delle vittime, anche se a distanza di tempo”. “Quello che ci dicono tutti i collaboratori – aveva infatti ricordato il pm – è che Riina aveva un potere assoluto, come è cristallizzato nelle sentenze, che già nel 1982 aveva posto a capo di tutti i mandamenti persone di sua fiducia, e nessuno si poteva opporre sennò veniva ucciso”. Il ‘legame’ fra Riina e Pippo Calò, già condannato per la strage del Rapido 904, secondo il pm era stato dimostrato anche dalla trattativa di cui parlò Brusca, quando i boss chiesero “la concessione di benefici, gli arresti ospedalieri per alcuni mafiosi: fra questi è sempre presente Pippo Calò. A Pippo Calò viene riservato un trattamento di favore. Oltre a lui c’erano le persone di massima fiducia di Riina, come Bernardo Brusca”.