Strage di cristiani, Mantovano: «L’Occidente apra gli occhi, siamo a rischio»

«Non è un caso che il massacro di studenti cristiani sia avvenuto in Kenya: quella nazione ha, infatti, una popolazione a maggioranza cristiana (circa l’85%). In passato ci sono stati attacchi analoghi, basti ricordare quello al centro commercialie di Nairobi». Alfredo Mantovano, presidente della Sezione italiana dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre – fondazione di diritto pontificio che ha sezioni in 17 nazioni tra cui appunto l’Italia – osserva che «la coincidenza della strage con il culmine della Settimana Santa rende più tragicamente significativo quello che è accaduto. Si ha un’idea più precisa che la Crocifissione di Cristo continui nella storia col martirio di migliaia di cristiani».

Ma le persecuzioni religiose riguardano anche fedeli di altre religioni…

È vero, però la persecuzione dei cristiani raggiunge livelli altissimi. La strage avvenuta in Kenya è significativa per la la modalità in cui è avvenuta: il criterio di selezione, lasciare vivere o uccidere, è stato determinato dalla capacità di recitare i versetti del Corano.

Secondo un rapporto pubblicato dall’ong protestante Portes Ouvertes France il 2014 è stato un annus horribis per la persecuzione dei cristiani: quelli uccisi sono stati oltre quattromila…

In realtà, il numero dei perseguitati è molto più alto. Il rapporto biennale presentato da Aiuto alla Chiesa che soffre fa una distinzione tra coloro che sono stati uccisi a causa della fede e coloro che sono stati “solo” perseguitati. Gli uccisi negli ultimi anni non sono mai scesi al di sotto di settemila all’anno. Mentre per i perseguitati dobbiamo parlare di centinaia di migliaia.

Con la nascita dell’Isis c’è stata un’escalation di violenze contro i cristiani…

Con l’Isis si è passati per la prima volta da un network  del terrore, con cellule presenti in vari  Stati, alla realizzzione di un vero e proprio Stato con un territorio e un esercito. L’Isis ha avuto dunque una capacità di presa propagandistica ancora più elevata che ha avuto indubbiamente una ricaduta sulle persecuzioni.

Papa Francesco, durante la Via Crucis al Colosseo, nel ricordare le ferite dell’umanità ha posto l’accento sui «cristiani perseguitati, decapitati o crocifissi  per la loro fede con il nostro silenzio complice»…

Papa Bergoglio da tempo insiste su questo aspetto, come d’altronde avevano fatto i suoi precedecessori. Anche la Via Crucis e la predicazione del Venerdì Santo hanno avuto questo tema. Un tema che dovrebbe stare a cuore a tutti a prescindere dall’appartenenza religiosa,  perché la libertà  religiosa è uno dei fondamenti della vita civile. Purtroppo, invece, riceve un’attenzione scarsissima, pari quasi a zero, da parte della comunità internazionale, dell’Ue e in genere da parte dell’opinione pubblica dei Paese Occidentali.

E allora quali passi bisognerebbe fare?

Dovremmo renderci conto che, in una realtà globalizzata come quella in cui viviamo, disinteressarci di quello che accade vicino a casa nostra – pensiamo per esempio a Libia, Siria e Tunisa – non ci preserva dal rischio che possa accadere anche  a noi. Il filo conduttore è sempre lo stesso, ci stanno già provando a Parigi e Copenaghen e nei confronti dei turisti italiani. O ci rendiamo conto che siamo tutti a rischio o ce ne renderemo conto quando sarà troppo tardi. Come dice il Papa “il silenzio è complicità”.