Rom uccise un agente con il suv: confermata la (incredibile) pena ridotta

Parola fine a uno dei fatti più noti della cronaca degli ultimi anni, che ha fatto scoppiare polemiche su polemiche. Il rom uccise un agente travolgendolo con il suo suv. E da qui un iter giudiziario che sembrava eterno. Infine la Cassazione, che ha confermato la condanna a 9 anni e 8 mesi di reclusione per Remi Nikolic che nel gennaio 2012, quando non aveva ancora compiuto 18 anni, a bordo di un suv travolse e uccise l’agente di polizia locale Niccolò Savarino, a Milano.

Il rom uccise “perché nomade”

È stata, dunque, confermata dalla Suprema Corte la sentenza del dicembre 2013 con cui la sezione minorenni della Corte d’Appello di Milano aveva ridotto la pena per l’imputato, assistito dal legale David Russo, portandola dai 15 anni, che gli erano stati inflitti in primo grado dal Tribunale per i Minorenni, a 9 anni e 8 mesi. La pena è diventata, quindi, definitiva. In primo grado, in particolare, i giudici avevano riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche come prevalenti rispetto alle aggravanti, mentre il pm aveva chiesto per Nikolic 26 anni di reclusione. Attenuanti che erano state concesse dal Tribunale anche sulla base del «contesto di vita familiare» nel quale il ragazzo «è cresciuto, caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento» e dalla «totale assenza di scolarizzazione».

In secondo grado il minimo della pena

In secondo grado, poi, al giovane è stato comminato, in sostanza, il minimo della pena prevista in un dibattimento per un caso del genere di omicidio volontario commesso da un minore. Il 12 gennaio 2012, l’agente Savarino, 42 anni, mentre stava effettuando un normale servizio di controllo in un parcheggio in via Varé, zona Bovisa, venne travolto dal suv guidato dal nomade e il suo corpo venne trascinato per 200 metri. Tre giorni dopo, gli investigatori della Squadra mobile arrestarono il giovane (figurava come Goico Jovanovic, 24 anni) che era riuscito a fuggire fino in Ungheria. Venne estradato e rimase poco più di due mesi nel carcere di San Vittore, fino a che, a seguito di una perizia e grazie ad un certificato di nascita rintracciato dalla difesa, si scoprì che il nomade si chiamava Remi Nikolic ed era minorenne al momento del fatto.