Per il Pd i disertori della Grande Guerra vanno riabilitati e onorati

Il Pd vuole riabilitare i disertori della Grande Guerra. A chiederlo, con una proposta di legge alla Camera, è un gruppo di deputati che, nel centenario della prima Guerra mondiale, intende “restituire l’onore e il rango di caduti per la Patria ai soldati caduti sotto il fuoco amico”. Così si apre una pagina tutta nuova: quella dell’uso/abuso della Storia per fini buonisti. Gli autori del testo di legge, presentata  in pompa magna, se la prendono con il generale Cadorna e il “clima di terrore” da lui instaurato per bloccare  l’avanzata delle  truppe austro-ungariche. Sotto accusa, dopo un secolo, i suoi ordini, la rigidità con cui cercò di tenere il fronte e non disperdere le truppe, la sua inflessibilità nel mandare di fronte al plotone di esecuzione disertori e disobbedienti. Come se in piena una guerra si possa essere clemente con chi tradisce, con chi lascia il fronte e abbandona compagni e commilitoni al loro destino pur di farla franca.

Gli ordini di Cadorna contro i disertori

Non siamo esegeti del generale Cadorna. Gli storici hanno contribuito a ricostruire i momenti salienti delle battaglie dell‘Isonzo e della disfatta di Caporetto. Ricostruzioni e pareri, in verità, spesso discordanti. Sappiamo che  Cadorna impose ai suoi uomini una disciplina di ferro, che suscitò perplessità il suo modo di rapportarsi con i quadri militari. Conosciamo le espressioni dure che lo resero famoso. Eppure, non aderiamo a questa sorta di autoflagellazione per cui “dobbiamo far i conti con la storia”, come chiede il deputato Gian Pero Scanu, primo firmatario della proposta di legge. Nè condividiamo l’idea che “lo Stato italiano si debba scusare per i militari” che disertarono.

Disertori puniti dal Codice penale militare di guerra

La diserzione è un reato. Uno dei reati più gravi che si possano commettere in tempo di guerra. Lo sancisce il Codice penale militare di guerra. Per molti ragazzi nati alla fine del XIX secolo, la Grande Guerra segnò per sempre la loro giovinezza. Ci furono , però, giovani che si immolarono e sacrificarono la vita per difendere la Patria. E ci furono quelli che disertarono, fuggirono dalla trincea. E anche quelli che in trincea non arrivarono mai perché si finsero pazzi, malati e si procurarono ferite per non andare in prima linea. Metterli sullo stesso piano è perlomeno irrispettoso. Una offesa alla Storia. Onore a chi è caduto combattendo.