Palamara (ex Anm) diventa garantista. Meno male che D’Alema c’è…

«E’ responsabilità del magistrato tutelare chi non è coinvolto nell’inchiesta». Parole di assoluto buonsenso, sacrosante, tanto più apprezzabili in quanto è ormai  sempre più raro ascoltarle nel desolante conformismo italiano. In questo caso, tuttavia, risultano addirittura preziose visto che a pronunciarle, dai microfoni di Mix24 su Radio 24, non è Silvio Berlusconi o Giuliano Ferrara ma nientepopodimeno che l’ex-presidente dell’Anm, cioè il “sindacato” dei magistrati, Luca Palamara.

Ma con le conversazioni di Berlusconi è stata tutta un’altra musica

Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Già, perché se la memoria non ci inganna è la prima volta che un magistrato con pregresse responsabilità nell’Associazione delle toghe spende tempo e parole a difesa del diritto di un non-indagato a non vedersi sputtanato a mezzo stampa solo perché altre persone intercettate parlano con lui o di lui. Ci voleva il vino di Massimo D’Alema, citato nella storiaccia delle tangenti ischitane, per fare ubriacare di sani principi garantisti anche chi, come Palamara, mai è stato indulgente con concetti quali privacy o diritto alla riservatezza in favore di uomini pubblici. Come D’Alema, appunto, ma anche come Berlusconi e tanti altri noti e meno noti mai raggiunti da un afflato tanto autorevole di solidarietà.

Palamara: «Al telefono si parla del più e del meno. Bisogna selezionare»

Ma sentiamo ancora Palamara: «Il magistrato – spiega l’ex-leader dell’Anm – dovrebbe fare un’opera di pulizia, prima di tutto di selezione». Più che giusto, tanto più che come riconosce sempre Palamara «al telefono si parla del più e del meno». E un articolo specifico del Codice già prevede «di espungere tutto ciò che è irrilevante». Giustissimo. Resta solo da chiedere perché questi elementari principi di correttezza vengano ricordati e caldeggiati solo ora mentre fino a ieri, e di fronte ad intercettazioni ancor più “personali” di quelle riferite all’ex-leader dei Ds, si sosteneva esattamente la tesi opposta e cioè che l’opinione pubblica andasse informata su tutti gli aspetti della vita di un parlamentare perché per chi occupa un ruolo pubblico non esiste solo un problema di rilevanza penale ma soprattutto di opportunità politica. Ma questi sono solo inutili dettagli, che non devono distrarci dalla sostanza della questione: il garantismo comincia ad affiorare persino nel roccioso cuore di un magistrato come Palamara. Brindiamo, dunque. E meno male che D’Alema c’è…