Cristiani uccisi nel mondo: l’Occidente tace per i suoi interessi economici

Ci sono anche “gli interessi economici, gli affari” dietro il silenzio dell’Occidente davanti alla feroce persecuzione dei cristiani. Lo afferma il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in un’intervista trasmessa dal Tg di Tv2000. “Dobbiamo suscitare in tutti i modi possibili una grande mobilitazione, non solo internazionale ma mondiale. Una mobilitazione che sia di vero, efficace, pubblico sostegno a tutti i musulmani moderati che intendono reagire a questa ferocia inaudita e inaccettabile per la civiltà. È stato estremamente grave – ha aggiunto Bagnasco – il fatto di aver taciuto sulla persecuzione delle minoranze religiose e in particolare dei cristiani. E’ un fatto gravissimo, che smentisce quella cultura dei diritti che l’Occidente tanto declama ad alta voce. Questo silenzio colpevole è dovuto a paura e a interesse”.

Gli affari vengono prima dei diritti

 

Paura, ha spiegato il porporato, delle “reazioni, delle ritorsioni dei fondamentalisti e anche di interessi economici e finanziari, in sostanza gli affari che le nazioni, specialmente occidentali, hanno con determinate aree del mondo. Anche questo è un fatto gravissimo. Paura e interessi, non solo individuali ma di nazioni, sono secondo me i due ingredienti, le due cause di tanto silenzio, di tanta distrazione. Per cui il Santo Padre dice: sembra che il mondo guardi da un’altra parte. Guarda da un’altra parte per paura e per interesse”.

Il mondo guarda dall’altra parte

Il mondo guarda da un’altra parte e non solo nelle ultime settimane, come ha denunciato Avvenire giorni fa “tutti i più seri e accreditati centri di studio confermano che l’accanimento contro i cristiani è tratto tipico degli ultimi decenni. Secondo il Pew Research Center di Washington, i cristiani sono discriminati in 139 Paesi, ovvero in circa il 75% dei Paesi ufficialmente riconosciuti. Offese, minacce, emarginazione sui luoghi di lavoro, espropri, torture, uccisioni di massa. Come appunto in Pakistan e in Kenya in questi giorni, o come in Siria e in Iraq negli ultimi anni. E a questo proposito: non tutti i Paesi persecutori sono musulmani, ma comunque lo sono 41 dei 50 Paesi in cui essere cristiano è più pericoloso. Un dato che non può più essere ignorato”.

Anche in Arabia Saudita ci sono persecuzioni

Ancora, che vi siano interessi economici dietro il silenzio della comunità internazionale lo dimostra quanto denunciato da padre Bernardo Cervellera, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere e direttore dell’agenzia Asianews: “Anche in Arabia Saudita i cristiani vengono perseguitati nel disinteresse totale. Non è permesso costruire chiese e neppure consentito ai cristiani di pregare nelle loro case o di indossare una croce al collo. Eppure tutti parlano bene del Regno di Saud, succubi delle sue ricchezze petrolifere. In nome del Dio commercio si gettano via i diritti religiosi. La situazione in Arabia Saudita è molto peggiore che in Iran, dove i cristiani in realtà sono più liberi – anche se nell’immaginario collettivo la repubblica islamica iraniana è considerata una dittatura malvagia”.