Blocco navale in Libia, il governo cede alle richieste del centrodestra

Contro il parere espresso dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni alla Camera e dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, il governo italiano non esclude la possibilità di arrivare a un blocco navale in Libia. Un errore di valutazione, uno scivolone o una scelta consapevole? Di sicuro l’approvazione del dispositivo di una risoluzione presentata da Forza Italia e approvata al Senato dà infatti al Consiglio di sicurezza dell’Onu il compito di valutare l’ipotesi del blocco navale lungo le coste della Libia. E la parte della risoluzione di maggioranza in cui lo si vietava esplicitamente è stata cancellata. Nel dispositivo della risoluzione di Forza Italia, che richiama quelli presentati alla Camera da tutto il centrodestrasi impegna il governo, tra l’altro, a sollecitare il Consiglio di sicurezza delle nazioni Unite a “valutare l’opportunità di emanare risoluzioni che permettano alla Comunità internazionale l’applicazione di misure in accordo con quanto stabilito dagli articoli 41 e 42 della Carta della nazioni unite”. E in questi due articoli, il 41 e il 42, si parla esplicitamente di blocco economico e di blocco navale. La prima norma dispone che il Consiglio di sicurezza dell’Onu possa “decidere quali misure, non implicanti l’impiego della forza armata, debbano essere adottate per dare effetto alle sue decisioni” e possa “invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare tali misure”. Queste, si legge nel documento di FI che le riproduce, “possono comprendere un’interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio e altre e la rottura delle relazioni diplomatiche”. In più, se il Consiglio di sicurezza “ritiene che le misure previste nell’articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri , ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale”. Tale azione, dice ancora la norma, “può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri nell’ambito delle Nazioni Unite”.

Gasparri: abbiamo convinto il governo a cambiare idea

Oltre ad aver approvato tutto questo, la maggioranza, nella sua risoluzione firmata da Zanda, Schifani e Zeller ha cancellato il passaggio in cui si vietava esplicitamente ogni ipotesi di blocco navale. «E la decisione di cancellare queste frasi dal testo”, come si può vedere anche nella dalla versione originaria del provvedimento, è stata presa in aula – racconta Maurizio Gasparri (FI) – grazie anche all’intervento di Pier Ferdinando Casini. Oltre al via libera al blocco navale in Libia qualora l’Onu lo decidesse, la maggioranza, approvando al Senato il dispositivo della risoluzione di FI (in vista del Consiglio straordinario Ue sull’immigrazione) ha detto sì anche al “Tavolo di Coesione Nazionale” per “l’emergenza immigrazione e per le crisi internazionali in atto che coinvolga i rappresentanti dei governi che hanno maturato un’esperienza nel passato e le forze politiche di buona volontà”. Il che significa, come sottolinea il vicepresidente del Senato nel suo intervento in Aula, che di questo Tavolo potrà far parte anche l’ex premier Silvio Berlusconi. In aula infatti Gasparri ha ricordato tra l’altro di quando tutti “parlavano della tenda di Gheddafi” a Villa Pamphili senza rendersi conto dell’importanza delle relazioni diplomatiche tra Italia e Libia tenute dal Cav.