“W l’amore”, così le associazioni gay indottrinano i tredicenni a scuola

Si chiama “W l’amore“, ma con l’amore non c’entra nulla. Si parla di masturbazione, omosessualità, pornografia e violenza. È l’ultima follia delle associazioni di transessuali, lesbiche e gay per imporre ai ragazzi di 13-14 anni, attraverso sottili persuasioni psicologiche, i diktat e le visioni unilaterali dei gender.
Funziona così: ai giovanissimi studenti di alcune scuole dell’Emilia-Romagna, prime fra tutte la scuola media Kennedy di Reggio Emilia e la scuola media Italo Calvino di Piacenza, viene imposto un cosiddetto “percorso di educazione alla sessualità e all’affettività”, un progetto “educativo” che, in teoria, i genitori non possono rifiutare, salvo affrontare una specie di – questo sì – burocratico percorso di guerra, fra veti e citazioni giuridiche, per riuscire a sottrarre i propri propri figli alle manipolazioni ideologiche.

I gay e la “filosofia gender”

Dopodiché un gruppetto di psicologi indottrina i ragazzi secondo i dettami della filosofia gender. Gli strumenti per lavorare sulle fragili menti dei giovani studenti sono molteplici: si va dal sito internet della campagna, www.wlamore.it , ai gadget marketing oriented, gli adesivi da piazzare sui motorini per veicolare il messaggio, alla rivista che, con grafica giovanilista, lavora di fino per insinuare i dubbi nelle menti dei ragazzi, fino al manuale, una vera e propria enciclopedia del politically correct in salsa gender. Last but not least, c’è il questionario di gradimento per capire fino a che punto si è riusciti a lavorare sulle menti dei ragazzi.
Insomma, alla fine un’operazione piuttosto subdola nel tentativo di imporre ai tredicenni un modello ben preciso, quello gender.
Tutto parte da una Asl del bolognese e da una serie di cooperative ideologicamente orientate che aderiscono alle cooperative rosse, come la cooperativa Solidarietà 90. Il Servizio Sanitario nazionale poi ci ha messo il bollino per accreditare la sfacciata operazione di indottrinamento che prevarica le famiglie per imporre una dottrina di Stato. Neanche nella Russia della guerra fredda avrebbero architettato un’operazione così insolente e impudente.

Il progetto “W l’amore” copiato da un’idea olandese

Le menti dell’operazione, che rifà il verso a un identico e precedente progetto olandese, “Lang leve de liefde” sono quattro psicologi e un’antropologa: Paola Marmocchi, psicologa, psicoterapeuta e coordinatrice dello Spazio Giovani dell’Azienda USL di Bologna e responsabile del Progetto regionale W l’Amore, Eleonora Strazzari, psicologa, psicoterapeuta e collaboratrice dello Spazio Giovani dell’Azienda USL di Bologna, l’antropologa Nicoletta LandiLoretta Raffuzzi, Psicologa e psicoterapeuta presso il Consultorio Giovani dell’Azienda USL della Romagna Distretto di Forlì, Fiorello Ghiretti, psicologo, psicoterapeuta e coordinatore del gruppo di lavoro del Consultorio Giovani dell’Azienda USL di Reggio Emilia per il progetto W L’Amore.
«L’obiettivo di “W l’amore” – recita il sito internet dedicato – è quello di promuovere la salute e il benessere psicologico e relazionale dei preadolescenti, per aiutarli a vivere in modo consapevole e rispettoso». Naturalmente i contenuti dell’operazione sono di tutt’altro genere con la voce di presunti bambini come “Pensavo che per crescere bene servissero un padre e una madre. Invece ho amici con genitori separati, single o addirittura omosessuali. Quel che conta è volersi bene». Oppure, Riccardo 14 anni: «all’improvviso ho avuto un’erezione in classe…».
In cinque lezioni vengono affrontati argomenti come masturbazione, pregiudizi relativi ad essere uomo o donna, orientamento sessuale, stereotipi, pornografia, discriminazione di generi. L’obiettivo finale è quello, comunque, di accreditare modelli diversi da quelli naturali. Anche con domande insinuanti: «la tua famiglia ti propone un certo modo di essere uomo o di essere donna?». E poi, più sotto, la funzione “educativa” del progetto viene esplicitata in tutta la sua imposizione: «non c’è un modo giusto di essere maschi e femmine e non ci sono caratteristiche esclusivamente maschili e femminili! Gli stereotipi di genere ti spingono a giudicare in base a pregiudizi».