Torino, commosso applauso ai funerali delle vittime dell’attentato di Tunisi

Un lungo applauso ha accolto le salme di Orazio Conte e Antonella Sesino, le vittime torinesi dell’attentato di Tunisi, nel Santuario della Consolata, a Torino, dove si sono svolti i funerali celebrati dall’arcivescovo del capoluogo piemontese, monsignor Cesare Nosiglia. “Mai soli” è lo striscione appeso alla cancellata del Santuario. Tra gli omaggi floreali, le corone del governo tunisino, della Presidenza della Repubblica e del governo italiani, nonché quelle di Camera e Senato. Nelle prime file del Santuario, accanto alle famiglie e ai parenti delle vittime, il sindaco di Torino, Piero Fassino, il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e del consiglio regionale, Mauro Laus. A rappresentare il governo c’è il viceministro alla Giustizia, Enrico Costa. Presente in chiesa anche Carolina Bottari, la dipendente comunale ferita nell’attentato in cui ha perso la vita il marito, Orazio Conte. Tra la folla commossa anche l’ex modella tunisina Afef. «Chi si serve della violenza e sceglie la via del sangue, aggredendo cittadini inermi, non avrà mai la vittoria». È un passaggio dell’omelia dell’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ai funerali delle vittime torinesi della strage di Tunisi. «La strage degli innocenti che si è rinnovata in questi giorni – sottolinea – scuote la coscienza di ogni uomo di buona volontà: l’amore e la volontà di pace e di rispetto di ogni persona vinceranno avendo dalla propria parte la potenza di Dio». «È una speranza che va sostenuta da un concreto e condiviso impegno che rinnovi profondamente il nostro sistema di mentalità e stile di vita che abbiamo promosso in questi decenni», aggiunge l’arcivescovo di Torino nella sua omelia.

L’arcivescovo ai funerali: un mondo diverso è possibile

«Perché questo cambiamento – sottolinea – è oggi la più grande sfida della nostra società occidentale, indebolita dal consumismo dell’avere sempre di più, che ha illuso che la felicità dipendesse dal possesso di beni, di soldi e di potere, una società dove cresce la solitudine e la noia di una vita senza regole etiche condivise, una società sazia e stanca che sta perdendo la sua anima culturale e spirituale. Si tratta di imparare e andare a scuola dei poveri, immergendosi nelle periferie esistenziali e condividendo le miserie di chi abita situazioni di grave disagio e difficoltà e viene spesso considerato uno scarto o un peso per la comunità. Da lì si deve ripartire per promuovere una società più giusta, equa e solidale che non lasci alcun spazio alla violenza, nessuna giustificazione per il prevalere di ideologie culturali, religiose o sociali che dividono e innalzano muri, là dove invece occorre gettare ponti di amore, di incontro e di collaborazione, per perseguire uniti il bene comune rispetto al bene individuale della propria nazione, religione o cultura». «L’inno alla carità e il Vangelo delle Beatitudini non ci mostrano l’utopia di una società perfetta, ma ci spronano a credere nella possibilità concreta di un mondo nuovo e diverso», con questo appelli si è conclusa l’omelia dell’arcivescovo di Torino. Monsignor Nosiglia invita a credere in un mondo «fondato su comportamenti individuali e collettivi orientati all’amore e non all’egoismo – aggiunge – al servizio dei fratelli che subiscono prove ingiuste o sofferenze fisiche o morali, piuttosto che al culto di se stessi. Così il sacrificio dei cari defunti che oggi piangiamo – conclude – non sarà stato vano e porterà molto frutto».