Il bacio tra Landini e la Camusso, apostrofo rosa tra falce e martello

«Baciami, ancora, baciami ancora, tutto il resto è un rumore, una falce e martello che brilla ai confini del cielo». Chissà se gli ha sussurrato questa canzone, Susanna Camusso, mentre Maurizio Landini, sabato scorso, provava a baciarla durante la manifestazione romana della Fiom. E chissà se si è sentita come Erich Honecker, il segretario del Partito socialista della Repubblica democratica tedesca, allorché Leonid Breznev, allora massimo dirigente dell’Urss, lo baciò con un passionale bacio non alla francese, ma alla sovietica.

Landini e Camusso, immagine da fotoromanzo

E, in effetti, di quel bacio, l’immagine da fotoromanzo tra Landini e Camusso ricorda molto. Comune è l’ideologia, visto che entrambi si ispirano a proclami vetro-comunisti e sognano ancora la rivoluzione del proletariato, il riscatto della classe dei lavoratori, credendo che l’utopia socialista non sia uno dei lasciti peggiori del Novecento, ma un sogno che può ancora realizzarsi nell’avvenire. E comune è anche la strategia: con quel bacio, Landini celebra (almeno in apparenza) un patto capace di valicare ogni muro, di natura personale o politica, e cementa un legame, che alza a sua volta un muro nei confronti di altri soggetti, finti sinistrorsi. Quel bacio erige una cortina di ferro, crea un discrimine tra “noi e gli altri”, così come il bacio tra Breznev e Honecker, che non a caso venne immortalato proprio su una parete del muro di Berlino. Molto più di una stretta di mano, un bacio unisce i due “contraenti” e li esclude dal resto degli astanti. È un apostrofo rosso tra le parole Falce e Martello.

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