Non convince la Fallaci della Rai: che fine ha fatto la critica all’Islam?

Un’operazione ideologica, che cancella quella «rabbia» e quell’«orgoglio» che sono stati il filo rosso dell’ultima parte della sua vita. Tra chi l’ha visto in anteprima, più d’una voce concorda nel ritenere che L’Oriana, la fiction sulla vita di Oriana Fallaci firmata dal regista Marco Turco, tradisca l’animo della giornalista sfumando in una manciata di secondi quello che è stato il suo pensiero, ma si direbbe la sua ragione di vita, dall’11 settembre 2001 in poi: la sua “crociata” per aprire gli occhi all’Occidente di fronte all’Islam radicale.

In onda lunedì e martedì

La fiction, che vede come protagonista Vittoria Puccini ed è stata giudicata tecnicamente molto ben fatta, andrà in tv, su Raiuno, lunedì 9 e martedì 10. Oggi e domani sarà, invece, in alcuni cinema in una versione ridotta, la stessa che è stata presentata in anteprima alla stampa. Ma anche nella versione integrale l’unica concessione narrativa all’Oriana degli anni Duemila è un incontro con una giovane se stessa che le rinfaccia le posizioni integraliste. Un faccia a faccia in cui la Fallaci anziana rivendica il proprio diritto di odiare la jihad e dirlo chiaramente.

«Una tesi ideologica»

Proprio questo escamotage, buono per liquidare rapidamente la questione, denuncia però, secondo gli osservatori, il retropensiero della produzione: l’esistenza di due Oriane, una giovane, campionessa dei diritti e della democrazia, e una anziana, ormai priva di lucidità, affetta da una forma feroce fanatismo. «Una tesi ideologica, essendo il politicamente corretto l’ideologia dei nostri anni», scrive Alessandro Gnocchi su Il Giornale. È poi Francesco Borgonovo su Libero a sottolineare che «non poteva andare diversamente, visto che a coprodurre la fiction è la Fandango di Domenico Procacci, produttore molto amato dai democratici per bene», mentre a firmare la sceneggiatura sono stati «Rulli e Petraglia, i gran visir della sinistra cinematografica».