Sondaggio Piepoli: il Pd al 39%, la Lega “acciuffa” i grillini e stacca FI

Il web in rivolta contro Renzi e le polemiche con la sinistra del suo partito e di Sel, sulle nuove normative riguardanti il lavoro, rinfocolano le polemiche ma non spostano di un millimetro la questione sul tavolo da oltre un anno. Da quando, cioè, Matteo Renzi ha scalato le “classifiche” arrivando a sedersi sulla poltrona di presidente del Consiglio dopo aver fatto le scarpe a Enrico Letta. Il governo Renzi è in grado di reggere alla guida del Paese fino al termine della legislatura?

Sondaggio Piepoli: Pd al 39%

Stando ai sondaggi sembrerebbe di sì. L’ultimo, effettuato dall’Istituto Piepoli per conto dell’Ansa, fotografa un Pd che continua a mantenersi a un passo da “quota 40” (cifra su cui il partito si è assestato in occasione delle ultime elezioni europee), mentre la Lega di Matteo Salvini continua a salire. Queste le novità più significative dell’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli. A scendere sono invece Forza Italia, ormai staccata dal partito di Salvini di 5 punti, e Beppe Grillo. Da notare che la Lega è a solo mezzo punto, ormai, dal M5s.

Sondaggio Piepoli: Lega a ridosso del  M5S

Il quadro complessivo delle intenzioni di voto (tra parentesi la variazione rispetto alla scorsa settimana) fa emergere una situazione in cui il Pd raggiunge il 39,0% (+1,0);  Sel il 4,0% (-0,5); altri di centrosinistra l’1,0% ( invariato );  Forza Italia l’11,0% (-0,5); Ncd-Udc il 4,5% ( invariato ); Fratelli d’Italia il 3,5% (invariato ); la Lega Nord il 16,0% (+0,5);  altri di centrodestra 0,5% (invariato ); il M5s il 16,5% (-0,5); altri partiti il 4,0% (invariato). Il sondaggio è stato eseguito il 23 febbraio 2015 per conto dell’Ansa, su un campione di 1.000 persone rappresentativo della popolazione italiana (maschi e femmine) dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, grandi ripartizioni geografiche e ampiezza centri proporzionalmente all’universo della popolazione italiana. Insomma, la statistica resta sempre la statistica, ma ci sono i presupposti perché i numeri vengano considerati credibili. Tutto questo, ovviamente, tenendo presente che quando si va davvero alle urne la situazione può mutare anche considerevolmente, per effetto della campagna elettorale e anche perché una cosa è dichiarare la propria intenzione di voto e un’altra apporre realmnete la croce sul simbolo.