A Padova i rom tornano a casa loro: grazie al sindaco leghista

Erano arrivati in Italia dalla Romania con la speranza di una vita migliore, scappati dalla miseria e dalla disoccupazione. Ora, dopo anni di illusioni, di stenti, e un lungo periodo vissuto ai margini della società – a Padova, tra un bivacco e l’altro – hanno deciso di chiedere un aiuto economico per poter tornare a casa. L’appello è stato immediatamente raccolto dal sindaco, il leghista Massimo Bitonci, pronto a pagargli il biglietto aereo di tasca propria. Marito e moglie (al primo mese di gravidanza), cacciati l’altro giorno dall’ex foro Boario di corso Australia – uno stabile dal quale la polizia ha fatto allontanare tredici persone dell’Est Europa e le ha denunciate a vario titolo per invasione di territorio e ricettazione – avevano deciso di affidare la propria supplica, tramite un video, a un quotidiano locale: «Abbiamo capito che qui non si trova lavoro, che non ci potete aiutare con niente, almeno per andare a casa – avevano chiesto – ci potete dare un aiuto? Non ce la facciamo più, abbiamo i bambini in Romania, non c’è nessuno a casa».

La risposta del sindaco ai rom

La risposta di Bitonci, pure lui con messaggio registrato, è stata chiara: «Li invito a presentarsi in Comune. Sono disposto a sostenere personalmente, senza utilizzare soldi pubblici, il costo del loro viaggio di ritorno, di modo che per Natale possano ricongiungersi con il resto della famiglia, a casa loro, lontano dalle fatiche e dagli stenti cui sono stati costretti qui e che non auguro a nessuno». Poi una precisazione: «Questa iniziativa non sarà isolata. Inaugurerò, con un mio versamento, un fondo a contribuzione privata e volontaria, quindi senza esborsi per la comunità padovana, dedicato a sostenere il rientro nel Paese di provenienza di tutti gli stranieri comunitari, occupanti abusivi di aree o immobili pubblici e privati, che, dopo averli sgomberati, li rimettano a disposizione dei legittimi proprietari. In questo modo», ha concluso l’ex capo dei senatori leghisti, «senza toccare il portafogli dei padovani vogliamo aiutare chi è arrivato in città credendo di trovare lavoro e benessere e ha incontrato solo miseria e rischia di venire arruolato da associazioni criminali o di dedicarsi personalmente all’accattonaggio e ad attività illegali». Dunque Padova tenta la carta della colletta per dire basta alle occupazioni abusive. La situazione è fuori controllo. Solo nell’ultimo mese sono stati segnalati una decina di casi e i protagonisti, quasi sempre, sono stranieri.