Il Pd è sempre lo stesso: Roma è nostra, Salvini non si azzardi a venire

Salvini ricordi, Roma è antifascista”. Ecco spuntare l’ennesimo esponente della sinistra che getta lì frasi fuori luogo, capaci solo di alimentare la tensione e alzare steccati. Parole senza senso, utili a rinfocolare divisioni nel nome di quell’antifascismo militante che ha segnato una terribile stagione di conflitti politici e generazionali: una stagione  che pensavamo di aver definitivamente lasciato alle spalle, con i suoi morti e le sue assurde discriminazioni.

Provocazioni contro la Lega

Marco Miccoli, deputato del Pd, si veste da provocatore. Di quelli in servizio permanente effettivo, che considerano il diritto di manifestare un diritto democratico da garantire quando scendono in piazza i centri sociali oppure si lanciano molotov e si aggrediscono i poliziotti nei canteri della Tav, mentre lo stesso diritto è considerato un oltraggio se un parlamentare europeo, segretario di un partito di opposizione, rappresentato in Parlamento, decide di tenere un comizio nella Capitale.«In merito alla manifestazione di sabato della Lega a Roma è bene ricordare a Salvini che la Capitale, medaglia d’oro alla Resistenza, è una città antifascista e antirazzista», ha dichiarato Miccoli. E allora? verrebbe da chiedersi. Che c’entra tutto questo con Salvini? Alla mente di una persona normale nulla.

“Antifascismo militante” contro Salvini

Ma per questo tal Niccoli, Matteo  Salvini è un pericolo pubblico. Di più, vuole “ingannare i romani, offendere Roma e la sua storia”; mettere a rischio la sicurezza della città. E siccome le scempiaggini fioriscono sulle labbra degli stolti , il paladino dell’antifascismo militante si appella al Prefetto e al Questore. I quali, ci chiediamo, che cosa dovrebbero fare? Proibire la manifestazione della Lega? Bloccare Salvini? Impedirgli di parlare? Ridicolo. La verità è che qui qualcuno sta cercando di alzare la temperatura, creando artatamente un clima di tensione. E per farlo, non c’è niente di meglio che rispolverare la retorica dell’antifascismo. Attribuendo a Salvini una veste che mal gli si adatta. E poi questi tipi osano definirsi “democratici”!