La Cassazione: per il boss Paolello, ex capo della Stidda, niente 41 bis

Non tornerà al regime del 41 bis il cinquantenne boss gelese ex capo della Stidda Orazio Paolello. Eppure il suo nutrito curriculum penale vanterebbe tutti gli estremi per continuare ad averlo. Ha iniziato a delinquere quando aveva solo 19 anni, nel 1985. Oggi, a distanza di trent’anni, con 34 condanne sul capo e, soprattutto, dopo vent’anni di regime carcerario duro, l’uomo, condannato all’ergastolo per cinque stragi e 45 tra omicidi e tentati omicidi, per non parlare dei reati che vanno dalla soppressione di cadavere, all’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti fino alla violazione della legge sulle armi, arrestato quando era a capo dell’organizzazione gelese concorrente di Cosa Nostra, ha visto dichiarare inammissibile dai giudici della Prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Severo Chieffi, il ricorso del procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti contro l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma, che aveva disapplicato a Paolello dopo 21 anni il regime del 41 bis.

I motivi del ricorso

Il suo avvocato, Vittorio Trupiano aveva evidenziato ai giudici l’assenza di ogni legame attuale tra l’ergastolano e la criminalità organizzata, mentre il procuratore Roberti, di contro, aveva motivato il proprio ricorso proprio con la motivazione della persistente operatività della Stidda. Eppure è stato lo stesso procuratore generale della Cassazione, ha spiegato Trupiano, ad associarsi alla difesa nel chiedere l’inammissibilità del ricorso della Pna. Paolello è attualmente detenuto nel carcere milanese di Opera.