Bersani: Renzi la smetta con gli spot, sta cambiando forma alla democrazia

Non sono semplici stilettate polemiche. Le parole di Pierluigi Bersani rivolte all’indirizzo di Matteo Renzi sono qualcosa di più: hanno il sapore di un ultimatum. L’ultimo avviso al navigatore “solitario” che pensa e decide ogni cosa nel partito senza rispetto per le opinioni degli altri, anche se gli altri sono in minoranza. L’ex segretario del Pd dice che è ora di smetterla con gli spot, con questo fraseggio a mezzo tweet che  sfugge ad ogni regola di democratico confronto. “E’ ora di discutere sul serio – sostiene in una intervista al Giornale Radio Rai -Attenzione che stiamo cambiando forma alla nostra democrazia e non sono cose da poco”.

I dubbi di Bersani

Per rendere il messaggio ancor più chiaro, Bersani non si limita ad alzare la voce. Alle parole aggiunge un gesto che assume un significato non irrilevante. Decide di non partecipare alla riunione del Pd e invia un foglietto al premier con le sue osservazioni. Si tratta di osservazioni “brevi e democratiche”, spiega. Osservazioni, inviate per posta, che configurano una condizione anomala per un partito dove un ex segretario si dichiara stufo di essere trattato come un intruso, uno che rompe le scatole e mette i bastoni fra le ruote.

Il no all’Italicum dell’ex segretario

Anzi, a chi gli fa notare che finora Matteo Renzi non ha dato molto peso alla vecchia nomenclatura della Ditta (un modo per indicare il Pd pre-renziano e pre-rottamazione), che l’ha trattata con sufficienza, e , spesso, con una punta di disprezzo, Bersani risponde che il dubbio di essere considerato dal premier un intralcio gli viene. Anche se spera che non sia così. Detta così, sembra proprio una espressione della serie: nonostante tutto, la speranza è sempre l’ultima a morire. Che fa il paio con l’altro detto: chi di speranza vive, disperato muore. Al di là delle battute, è di tutta evidenza che in casa Pd, dopo i provvedimenti sul Jobs act e l’annuncio non velato dell’ex sindaco di Firenze di voler cambiare l’assetto dei gruppi parlamentari e le presidenze delle commissioni parlamentari, dove i bersaniani sono in maggioranza, si stanno affilando i coltelli per l’ultimo, decisivo scontro. Il più importante: il controllo dei gruppi parlamentari. In vista dell’Italicum, che Bersani ha già detto che non voterà, ne vedremo delle belle.