Mafia Capitale, per la procura Buzzi impartiva ordini anche dal carcere

Attraverso le lettere potrebbe aver impartito ordini dal carcere per intervenire su alcune gare d’appalto. È il sospetto degli inquirenti della procura di Roma, che per questo ha ordinato una serie di perquisizioni e l’acquisizione della corrispondenza di Salvatore Buzzi. Se le ipotesi della procura dovessero rivelarsi fondate, sarebbero la conferma di quanto in molti hanno pensato fin dall’inizio dell’inchiesta: il vero “boss” di Mafia Capitale era l’ex dominus della Cooperativa 29 giugno e non Massimo Carminati come è stato detto per sostenere la tesi della fascio-mafia.

Acquisiti documenti «di un certo interesse»

Le perquisizioni, secondo indiscrezioni, sarebbero avvenute a casa della compagna di Buzzi, nelle case dei responsabili di alcune cooperative e nelle sedi delle cooperative Abc e Consorzio Nazionale servizi. Qui i carabinieri, in esecuzione degli ordini della procura, avrebbero acquisito documenti relativi a gare d’appalto. Il materiale acquisito sarebbe ritenuto di un certo interesse.

Buzzi è il “boss” anche per il riesame

Ma anche dalle motivazioni della sentenza con cui i giudici del tribunale del riesame hanno confermato il carcere a Buzzi è emerso in maniera piuttosto chiara che negli atti dell’inchiesta la figura centrale, predominante, è quella dell’ex detenuto per omicidio, adottato poi come simbolo del riscatto da una certa sinistra. «Buzzi rappresenta una minaccia per le istituzioni», si legge nelle motivazioni, che proseguono parlando di un personaggio «pericoloso per la società a tutti i livelli». I giudici si soffermano poi sulla «sua capacità di infiltrazione nel settore politico-imprenditoriale-economico», «utilizzando la corruzione dei pubblici funzionari». Per quanto riguarda Carminati, che si trova in regime di carcere duro da oltre un mese, parlano invece di «complicità», chiarendo che Buzzi ne «sfrutta la pregressa fama criminale».