L’Italia è diventata così triste da meritarsi uno come Mattarella

Allegria addio. Perduta questa nostra caratteristica, pare non sia rimasto che Mattarella. Che perciò ci rappresenterà. E farà vedere al mondo cosa è diventata l’Italia. E cosa non è più. C’è da tagliarsi le vene per la gioia. E sperare che si faccia sotto Fiorello con qualche trovata delle sue. Anche se pure lui latita, inguattato chissà dove. Da Mike Bongiorno a Sergio Mattarella. Non sembri ardito il paragone. E nemmeno blasfemo. Fu appunto l’allegria a far volare Mike. L’allegria e la voglia di vivere. È invece la paura a spedire Mattarella al Colle. La crisi. Cosicché un paese ricurvo su se stesso avrà un presidente che non conosce il sorriso. Lento e monocorde come un funerale di terza classe.

“È una questione di responsabilità”

E ben gli sta a quest’Italia così triste, vien voglia di urlare. Ben gli sta a tutti questi nostri connazionali creduloni che hanno scoperto quanto è simpatico, bravo e intelligente l’immaginifico cazzaro che da Firenze è venuto a vivere a Palazzo Chigi. E anche ai tanti altri (un po’ anche noi, in verità) che s’erano invaghiti dei Vaffa di quell’altro inconcludente raccontafrottole di Beppe Grillo. È una questione di responsabilità ha detto il Renzi alle sue truppe. Che la responsabilità non la si nega mai né la si centellina. Bla, bla, bla et voilà: urge res-pon-sa-bi-li-tà. Vaglielo a dire che mai nessun genio né grande idea e neppure alcuna scoperta è stata frutto di responsabilità. Ma a che serve? È inutile. Le carte sono sul tavolo. E Sergio Mattarella sarà presidente.

Fine dell’allegria, ragazzi.

Quello del non possumus alla legge Mammì, che se fosse dipeso da lui avremmo ancora due soli canali tv e pure in bianco e nero perché il colore può fare male ai bambini. Quello del Mattarellum, cioè la furbata del 25 per cento di proporzionale e collegi uninominali disegnati ad arte per favorire la sinistra e rendere ininfluente la somma dei voti di lista, fottendo alla grande il popolo sovrano. Un vero padre di questa finta patria. Cesellato benissimo persino dai suoi sponsor.  L’uomo “grigio“, il “silenzioso“, la “quadratura del cerchio“,  “il riservista“: sono quattro dei titoli che Repubblica ha regalato ai suoi lettori in gloria di Sergio primo. Che da soli basterebbero a bocciarlo, rispedirlo alla Suprema Corte e poi in pensione coi nipotini. E che invece lo faranno dormire al Quirinale per ben sette anni. Fine dell’allegria, ragazzi. Diamoci una mossa: il futuro è altrove.