RaiUno, da Giletti il triste show della donna barbuta che ci vuole tutti trans

È domenica pomeriggio, 4 gennaio, il pranzo è appena finito, i bambini giocano intorno alla tavola, confabulano sulla Befana, immaginano, sognano, si interrogano sulla sua esistenza. Ed ecco che improvvisamente, sullo schermo di RaiUno, compare una signora strana, la chiamano Conchita Wurts, è una donna barbuta, anzi, un è uomo peloso vestito da signora: no, in realtà è un po’ l’uno un po’ l’altra. Pare che il genere si chiami “drag queen”: tecnicamente è una donna ma all’anagrafe è registrata come uomo. Confusione in salotto, ma una cosa è certa: non è la Befana.

Soccorso trans per la cantante barbuta

È accaduto che Massimo Giletti, nella domenica che chiude le festività natalizie, ci abbia voluto riservare un’intervista esclusiva sul tema “gender”, chiamando nella fascia protetta, a discutere di temi legati alla sessualità infantile, Conchita Wurst, una sorta di Vladimir Luxuria meno depilata e più intonata, famosa per aver vinto, nel maggio del 2014, l’Eurovision Song Contest. La cantante (all’anagrafe Tom Neuwirth), aveva già fatto parlare di sè in quell’occasione per il look villico, che lei considera indispensabile per diffondere la causa dei diritti degli omosessuali. Una causa nobilissima, sia chiaro. Ma quell’ospitata domenicale da Giletti, con tanto di intervista su come i bambini fin da piccoli possano decidere di essere etero o gay, è apparsa a molti decisamente fuori luogo. Perfino alla stessa comunità gay, che sui social l’ha accusata di non giovare alla causa dell’omosessualità proprio per quell’ostentazione di un profilo così marcatamente ambiguo e volgare, finalizzato a promuovere le proprie doti artistiche. In sintesi: se è una brava cantante, che bisogno ha di vestirsi da donna barbuta in tv? All’Arena di Giletti, poi, alle dissertazioni della Wurst, si sono uniti i commenti entusiastici – che combinazione, eh – di  Amanda Lear e Vladimir Luxuria, non della Bindi o di Giovanardi. E i sorrisoni compiaciuti di Giletti e Perego, che già pregustavano gli ascolti, si sono sprecati.

 Ora la “drag queen” punta su Sanremo, grazie alla Rai

Ma se canta così bene, che bisogno ha di vestirsi in quel modo? La domanda gliel’hanno fatta un po’ tutti, ma lei è granitica nella risposta: «Le affermazioni avrebbero senso se la barba fosse comparsa prima dell’Eurovision, ma in realtà Conchita Wurst esiste dal 2010, quando avevo uno show burlesque, avevo deciso di esibirmi in drag, ma di tenere anche la barba, cui ero affezionata. Certo non so se come Tom avrei vinto, non ho una presenza scenica così forte, come Tom. La barba? Non so se la taglierò mai. Magari ad un certo punto mi stancherò e lo farò, ma certo non sarò più Conchita Wurst». La “drag queen” ora punta sul festival di Sanremo: «Per me sarebbe bellissimo». Conta sui favori di RaiUno, di Giletti e di Amanda Lear. Ma anche di un certo numero di telespettatori maschi, magari un po’ anzianotti, magari di zone rupestri, un po’ all’antica, quelli che si consolavano con gli amici al bar col proverbio “donna barbuta sempre piaciuta…”